Repubblica Democratica del Congo

storie di rifugiati e sfollati interni della Repubblica Democratica del Congo (RDC).
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"Quando sono arrivata al campo non avevo soldi per mantenere la mia famiglia.Ho cercato lavoro ma nessuno poteva aiutarmi,ecco perché ho creato il mio piccolo ristorante!".Masika è fuggita dalla RDC dopo che suo marito era stato ucciso.Ha iniziato a vendere parte della sua razione di grano per comprare carne e verdure da cucinare.Quello che vedete nella foto è il suo ristorante,in cui ogni giorno prepara pietanze che poi rivende al mercato locale e all’interno del campo!

"Quando sono arrivata al campo non avevo soldi per mantenere la mia famiglia.Ho cercato lavoro ma nessuno poteva aiutarmi,ecco perché ho creato il mio piccolo ristorante!".Masika è fuggita dalla RDC dopo che suo marito era stato ucciso.Ha iniziato a vendere parte della sua razione di grano per comprare carne e verdure da cucinare.Quello che vedete nella foto è il suo ristorante,in cui ogni giorno prepara pietanze che poi rivende al mercato locale e all’interno del campo!

Machozi Lubenga, 67enne sfollata della Repubblica Democratica del Congo, coltiva la terra nel campo di Lukwangulo, nella provincia del Katanga, creato nel 2010 per accogliere gli sfollati del Sud Kivu. Attualmente il campo ospita più di 3mila sfollati, molti dei quali vogliono fermarsi permanentemente nel villaggio, che li ha accettati e ha fornito loro terra da coltivare. l'UNHCR sta fornendo sementi e attrezzi agricoli per permettergli di diventare auto sufficienti.

Machozi Lubenga, 67enne sfollata della Repubblica Democratica del Congo, coltiva la terra nel campo di Lukwangulo, nella provincia del Katanga, creato nel 2010 per accogliere gli sfollati del Sud Kivu. Attualmente il campo ospita più di 3mila sfollati, molti dei quali vogliono fermarsi permanentemente nel villaggio, che li ha accettati e ha fornito loro terra da coltivare. l'UNHCR sta fornendo sementi e attrezzi agricoli per permettergli di diventare auto sufficienti.

Kabwa Asumani ha 84 anni ed è il capo villaggio di Lukwangulo, in Katanga, dove dal 2010 è sorto un campo per sfollati del SudKivu. Per aiutare gli sfollati che desideravano restare, l’UNHCR ha dialogato con le autorità locali, che si sono subito dimostrate disponibili.   “Li abbiamo accolti nel nostro villaggio e gli abbiamo dato appezzamenti di terreno da coltivare. Hanno costruito case e non hanno creato problemi. Se vogliono restare, noi non abbiamo nulla in contrario”.

As hopes fade for peace back home, many survivors opt to settle for good in Katanga Province. The host community responds with open arms.

Per aiutare gli sfollati del campo Lukwangulo a diventare più auto sufficienti, l’UNHCR ha distribuito strumenti agricoli per coltivare la terra.   Agnes Ntambwe, insegnante 52enne, commenta “Non possiamo continuare ad aspettare che qualcuno ci assista. Abbiamo mani per lavorare, ci servono soltanto sementi e strumenti agricoli. La terra ci è stata data dal capo villaggio. Vorremmo anche avviare attività come panifici e vendita di vestiti per guadagnare qualcosa in più”.

Per aiutare gli sfollati del campo Lukwangulo a diventare più auto sufficienti, l’UNHCR ha distribuito strumenti agricoli per coltivare la terra. Agnes Ntambwe, insegnante 52enne, commenta “Non possiamo continuare ad aspettare che qualcuno ci assista. Abbiamo mani per lavorare, ci servono soltanto sementi e strumenti agricoli. La terra ci è stata data dal capo villaggio. Vorremmo anche avviare attività come panifici e vendita di vestiti per guadagnare qualcosa in più”.

Da quando il campo #sfollati di Kiwanja nella Repubblica Democratica del Congo è stato chiuso per un miglioramento delle condizioni di sicurezza nella regione, in tanti non sanno dove andare. In un solo giorno, sono stati tutti costretti ad abbandonare il campo e i loro ripari di fortuna sono stati rasi al suolo, ma molti degli sfollati non hanno una casa a cui fare ritorno e temono di non essere al sicuro nei loro villaggi.

Da quando il campo #sfollati di Kiwanja nella Repubblica Democratica del Congo è stato chiuso per un miglioramento delle condizioni di sicurezza nella regione, in tanti non sanno dove andare. In un solo giorno, sono stati tutti costretti ad abbandonare il campo e i loro ripari di fortuna sono stati rasi al suolo, ma molti degli sfollati non hanno una casa a cui fare ritorno e temono di non essere al sicuro nei loro villaggi.

I conflitti tra comunità rivali e le violenze della milizia Mai Mai hanno causato oltre 600mils sfollati solo nella provincia di Katanga. Queste donne della comunità Twa hanno dovuto abbandonare le loro case, i loro campi e i loro raccolti e ora vivono in rifugi improvvisati sparsi nella regione.   Tra questi c’è anche l’eccezione del villaggio di Mukondo, dovei Twa e Luba convivono in solidarietà, nonostante le difficili condizioni di vita.

I conflitti tra comunità rivali e le violenze della milizia Mai Mai hanno causato oltre 600mils sfollati solo nella provincia di Katanga. Queste donne della comunità Twa hanno dovuto abbandonare le loro case, i loro campi e i loro raccolti e ora vivono in rifugi improvvisati sparsi nella regione. Tra questi c’è anche l’eccezione del villaggio di Mukondo, dovei Twa e Luba convivono in solidarietà, nonostante le difficili condizioni di vita.

Sakina, 50enne madre di 8 figli, è una delle donne del campo di  Lukwangulo, nella provincia del Katanga, creato nel 2010 per accogliere gli sfollati provenienti dal Sud Kivu.   “Non abbiamo intenzione di tornare a casa. Le donne e le bambine del campo hanno subito violenze e abusi,e  non possono dimenticarlo. Molte sono rimaste vedove. Abbiamo perso la vita che avevamo lì e non possiamo tornarci”.

As hopes fade for peace back home, many survivors opt to settle for good in Katanga Province. The host community responds with open arms.

Qui è dove Kanto e Madilu si riparano dalla pioggia e dormono, dopo essere fuggiti dal loro villaggio a giugno a causa delle violenze tra comunità rivali nella Repubblica Democratica del Congo.  Nel 2011, 55mila persone erano sfollate nella regione di Katanga. Ora sono oltre 600mila. Accesso al cibo, agli alloggi e ai servizi di base come l’acqua, l’istruzione e le strutture mediche sono i bisogni più urgenti.

Qui è dove Kanto e Madilu si riparano dalla pioggia e dormono, dopo essere fuggiti dal loro villaggio a giugno a causa delle violenze tra comunità rivali nella Repubblica Democratica del Congo. Nel 2011, 55mila persone erano sfollate nella regione di Katanga. Ora sono oltre 600mila. Accesso al cibo, agli alloggi e ai servizi di base come l’acqua, l’istruzione e le strutture mediche sono i bisogni più urgenti.


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