“Vorrei tanto poter riprendere gli studi. Ma ad essere sincera, ho paura che non sarà possibile. Mi piacerebbe lavorare, un giorno”.   Amy ha 18 anni ed è curdo-siriana. Vive in un campo #rifugiati a Erbil, in #Kurdistan. Prima di fuggire dalla #Siria era all’ultimo anno di scuola superiore e stava per iscriversi all’università.  Il 51% dei rifugiati siriani sono donne. Molte di loro vivono in un limbo, sperando che non tutto sia perduto e aspettando l’opportunità di cambiare la propria…

“Vorrei tanto poter riprendere gli studi. Ma ad essere sincera, ho paura che non sarà possibile. Mi piacerebbe lavorare, un giorno”. Amy ha 18 anni ed è curdo-siriana. Vive in un campo #rifugiati a Erbil, in #Kurdistan. Prima di fuggire dalla #Siria era all’ultimo anno di scuola superiore e stava per iscriversi all’università. Il 51% dei rifugiati siriani sono donne. Molte di loro vivono in un limbo, sperando che non tutto sia perduto e aspettando l’opportunità di cambiare la propria…

“Dare il massimo negli studi è il regalo migliore che possa offrire al mio paese, perché con un’educazione si può raggiungere qualsiasi traguardo”. Complimenti a Naomi per aver ottenuto il punteggio più alto agli esami in Kenya!  Naomi è una rifugiata del Sud Sudan, ma più determinata che mai a inseguire il suo sogno di diventare un neurochirurgo. La sua scuola è stata aperta dall’ambasciatrice UNHCR Angelina Jolie nel campo rifugiati di Kakuma.

“Dare il massimo negli studi è il regalo migliore che possa offrire al mio paese, perché con un’educazione si può raggiungere qualsiasi traguardo”. Complimenti a Naomi per aver ottenuto il punteggio più alto agli esami in Kenya! Naomi è una rifugiata del Sud Sudan, ma più determinata che mai a inseguire il suo sogno di diventare un neurochirurgo. La sua scuola è stata aperta dall’ambasciatrice UNHCR Angelina Jolie nel campo rifugiati di Kakuma.

Esther, 17 anni, è fuggita dalla guerra in Sud Sudan e vive nel campo rifugiati di Kakuma, in Kenia, dal 2009. Nessuno pensava che lei, figlia di un’analfabeta, potesse essere brava a scuola. Ma la sua determinazione le ha permesso di entrare nella scuola più moderna del campo, dove sta ricevendo un’istruzione di qualità. Sente la mancanza del suo paese d’origine e spera un giorno di tornare lì da neurochirurgo, pronta a fare la differenza per la popolazione.

Esther, 17 anni, è fuggita dalla guerra in Sud Sudan e vive nel campo rifugiati di Kakuma, in Kenia, dal 2009. Nessuno pensava che lei, figlia di un’analfabeta, potesse essere brava a scuola. Ma la sua determinazione le ha permesso di entrare nella scuola più moderna del campo, dove sta ricevendo un’istruzione di qualità. Sente la mancanza del suo paese d’origine e spera un giorno di tornare lì da neurochirurgo, pronta a fare la differenza per la popolazione.

MYANMAR/THAILANDIA  #FotoDelGiorno Nomaeh ha 70 anni ed è una rifugiata del #Myanmar. Oggi vive con sua figlia e i suoi nipoti nel campo #rifugiati Ban Mai Noi Soi, in #Thailandia.    Attualmente, i rifugiati del Myanmar in Thailandia sono almeno 135mila.

MYANMAR/THAILANDIA #FotoDelGiorno Nomaeh ha 70 anni ed è una rifugiata del #Myanmar. Oggi vive con sua figlia e i suoi nipoti nel campo #rifugiati Ban Mai Noi Soi, in #Thailandia. Attualmente, i rifugiati del Myanmar in Thailandia sono almeno 135mila.

Quest’anno il raccolto è abbondante a Dungu, Repubblica Democratica del Congo. Queste donne in passato sono state vittime delle milizie, ma ora portano avanti una fattoria e un forno di successo, istituito da Suor Angelique con i fondi del Premio Nansen 2013 assegnato dall-UNHCR. Suor Angelique ha trasformato la vita di più di 2mila donne e ragazze vittime di abusi e lontane da casa che grazie al suo aiuto stanno ricominciando a vivere.

Quest’anno il raccolto è abbondante a Dungu, Repubblica Democratica del Congo. Queste donne in passato sono state vittime delle milizie, ma ora portano avanti una fattoria e un forno di successo, istituito da Suor Angelique con i fondi del Premio Nansen 2013 assegnato dall-UNHCR. Suor Angelique ha trasformato la vita di più di 2mila donne e ragazze vittime di abusi e lontane da casa che grazie al suo aiuto stanno ricominciando a vivere.

“Le persone si aspettano che le ragazze stiano ferme in silenzio. E’ quello che chiamano comportarsi da donna, no? Ma io non sono d’accordo. Io penso che le donne possano parlare, dire quello che pensano, fare domande e al tempo stesso essere femminili. Anche se dici una cosa sbagliata, va bene. E’ così che si impara.” Israa, 13 anni, è una rifugiata siriana nel campo di Zaatari, in Giordania. Da grande vuole diventare un bravo medico e aiutare chi non può permettersi le cure.

“Le persone si aspettano che le ragazze stiano ferme in silenzio. E’ quello che chiamano comportarsi da donna, no? Ma io non sono d’accordo. Io penso che le donne possano parlare, dire quello che pensano, fare domande e al tempo stesso essere femminili. Anche se dici una cosa sbagliata, va bene. E’ così che si impara.” Israa, 13 anni, è una rifugiata siriana nel campo di Zaatari, in Giordania. Da grande vuole diventare un bravo medico e aiutare chi non può permettersi le cure.

“Sono orgogliosa di essere una studentessa della scuola elementare Gamak perché la mia uniforme mi distingue dai bambini che non vogliono andare a scuola”.  Nel campo Yusuf Batil in #SudSudan vivono oltre 10mila bambini tra i 5 e gli 11 anni. Di recente, l’introduzione di lampioni e lampade a energia solare ha permesso ai giovani studenti e alle loro famiglie di avere luce anche la notte.

“Sono orgogliosa di essere una studentessa della scuola elementare Gamak perché la mia uniforme mi distingue dai bambini che non vogliono andare a scuola”. Nel campo Yusuf Batil in #SudSudan vivono oltre 10mila bambini tra i 5 e gli 11 anni. Di recente, l’introduzione di lampioni e lampade a energia solare ha permesso ai giovani studenti e alle loro famiglie di avere luce anche la notte.

“La Siria è un capolavoro creato da Dio”, dice Bahira osservando le strade di Beirut che le sono sconosciute. “Quando è davanti ai tuoi occhi, ti senti bene”. Bahira, #rifugiata siriana in #Libano ha festeggiato i suoi cento anni circondata da figli, nipoti e pronipoti.L’anno scorso è stata costretta a fuggire dalla #Siria, ma spera ancora di poter fare ritorno a casa.

“La Siria è un capolavoro creato da Dio”, dice Bahira osservando le strade di Beirut che le sono sconosciute. “Quando è davanti ai tuoi occhi, ti senti bene”. Bahira, #rifugiata siriana in #Libano ha festeggiato i suoi cento anni circondata da figli, nipoti e pronipoti.L’anno scorso è stata costretta a fuggire dalla #Siria, ma spera ancora di poter fare ritorno a casa.

“Non voglio vendicarmi dei mie aggressori. La vendetta è un circolo vizioso che impedisce la pace”.   Julie Ewango è stata vittima del conflitto nella Repubblica Centrafricana, ma a 57 anni continua a produrre programmi radiofonici sulla riconciliazione, la tolleranza e il perdono.  Ha iniziato a lavorare per la radio subito dopo la scuola, ed è stata una delle prime presentatrici donna per Radio Centrafrique.

“Non voglio vendicarmi dei mie aggressori. La vendetta è un circolo vizioso che impedisce la pace”. Julie Ewango è stata vittima del conflitto nella Repubblica Centrafricana, ma a 57 anni continua a produrre programmi radiofonici sulla riconciliazione, la tolleranza e il perdono. Ha iniziato a lavorare per la radio subito dopo la scuola, ed è stata una delle prime presentatrici donna per Radio Centrafrique.

"Pochi giorni fa sono stata liberata, sono arrivata qui senza mia figlia. La rivoglio”.  Guley, 54enne #yazida, desidera soltanto riabbracciare sua figlia, ancora nelle mani dei militanti.   Ogni giorno centinaia di donne provenienti da #Iraq e #Siria vengono rapite, torturate e ridotte in schiavitù dai gruppi armati. Sono #donne yazide, perseguitate per il loro credo religioso. L’inviata speciale dell’UNHCR Angelina Jolie ne ha incontrate alcune e ha ascoltato le loro storie.

"Pochi giorni fa sono stata liberata, sono arrivata qui senza mia figlia. La rivoglio”. Guley, 54enne #yazida, desidera soltanto riabbracciare sua figlia, ancora nelle mani dei militanti. Ogni giorno centinaia di donne provenienti da #Iraq e #Siria vengono rapite, torturate e ridotte in schiavitù dai gruppi armati. Sono #donne yazide, perseguitate per il loro credo religioso. L’inviata speciale dell’UNHCR Angelina Jolie ne ha incontrate alcune e ha ascoltato le loro storie.

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