In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'.

In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'.

L'errore più grande che possiamo fare è credere che le cosiddette persone semplici siano in grado di salvarci. Ci rivolgiamo a loro in uno stato di angoscia estrema, li imploriamo letteralmente di salvarci, e quelli invece ci spingono ancora più a fondo nella disperazione.

L'errore più grande che possiamo fare è credere che le cosiddette persone semplici siano in grado di salvarci. Ci rivolgiamo a loro in uno stato di angoscia estrema, li imploriamo letteralmente di salvarci, e quelli invece ci spingono ancora più a fondo nella disperazione.

Nella mia casa paterna, quand'ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie! Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate potacci! Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire. Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!

Nella mia casa paterna, quand'ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie! Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate potacci! Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire. Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!

Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo ad informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.

Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo ad informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.

Nel caso di Jerry, si direbbe che ciò che gli permetteva di tirare avanti, senza incertezze, senza rimorsi e con un'infaticabile devozione alla propria visione delle cose, fosse il fatto che aveva due particolari talenti: la capacità di arrabbiarsi e quella di non voltarsi indietro. Non si volta mai indietro, pensai. La memoria non gli lascia alcun segno. Per lui, i ricordi sono balle, inutili rimpianti, compresi quelli dello Svedese quando si volta indietro, venticinque anni dopo.

Nel caso di Jerry, si direbbe che ciò che gli permetteva di tirare avanti, senza incertezze, senza rimorsi e con un'infaticabile devozione alla propria visione delle cose, fosse il fatto che aveva due particolari talenti: la capacità di arrabbiarsi e quella di non voltarsi indietro. Non si volta mai indietro, pensai. La memoria non gli lascia alcun segno. Per lui, i ricordi sono balle, inutili rimpianti, compresi quelli dello Svedese quando si volta indietro, venticinque anni dopo.

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto.

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto.

Voleva andarsene, non solo da quella città in cui era stato umiliato, ma dall'intera Polonia, così profondamente immersa nelle tenebre e nell'ignoranza. Già da tempo era attirato da Berlino, la città dove il grandfe Moses Mendelssohn aveva vissuto e scritto e dalla quale aveva emanato la sua luce nel mondo.

Voleva andarsene, non solo da quella città in cui era stato umiliato, ma dall'intera Polonia, così profondamente immersa nelle tenebre e nell'ignoranza. Già da tempo era attirato da Berlino, la città dove il grandfe Moses Mendelssohn aveva vissuto e scritto e dalla quale aveva emanato la sua luce nel mondo.

Ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita è l'oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.

Ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita è l'oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L'osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.

"Che cos'è?" Sonia sbotta. "Che cosa?" "Questa cosa tra di noi. È ridicola" "È quella cosa che si chiama innamoramento" Il fatto che sia lui il più disinibito la sciocca. Ma gli è grata di avere avuto il coraggio di dirlo ad alta voce. "Non sto dicendo che ti amo", dice lui, provocandola. "ho detto che potrei essermi innamorato. Innamorarsi è una fase diversa, non ha bisogno delle stesse cose che l'amore richiede".

"Che cos'è?" Sonia sbotta. "Che cosa?" "Questa cosa tra di noi. È ridicola" "È quella cosa che si chiama innamoramento" Il fatto che sia lui il più disinibito la sciocca. Ma gli è grata di avere avuto il coraggio di dirlo ad alta voce. "Non sto dicendo che ti amo", dice lui, provocandola. "ho detto che potrei essermi innamorato. Innamorarsi è una fase diversa, non ha bisogno delle stesse cose che l'amore richiede".

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