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Benches - The uses

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An invisible object from which we see everything: the bench.
In questa fotografia di data ignota (scattata tra il 1909 e il 1932) un ragazzo americano è  seduto con un orangutan su una panchina al National Zoo, Washington, DC. La panchina può essere il luogo di incontri ravvicinati eccezionali, quasi del "terzo tipo", che stabiliscono un contatto pacifico tra esseri viventi appartenenti a specie diverse.

In questa fotografia di data ignota (scattata tra il 1909 e il 1932) un ragazzo americano è seduto con un orangutan su una panchina al National Zoo, Washington, DC. La panchina può essere il luogo di incontri ravvicinati eccezionali, quasi del "terzo tipo", che stabiliscono un contatto pacifico tra esseri viventi appartenenti a specie diverse.

"Che sia bello o brutto tempo, ogni sera verso le cinque, è mia abitudine andarmene a passeggio al Palais Royal. Sono io quel tipo sempre solo, seduto a fantasticare sulla panchina del viale d'Argenson. Mi intrattengo con me stesso a ragionare di politica, d'arte, d'amore o di filosofia. Abbandono il mio spirito ad ogni suo libertinaggio." (Denis Diderot, Il nipote di Rameau)

"Che sia bello o brutto tempo, ogni sera verso le cinque, è mia abitudine andarmene a passeggio al Palais Royal. Sono io quel tipo sempre solo, seduto a fantasticare sulla panchina del viale d'Argenson. Mi intrattengo con me stesso a ragionare di politica, d'arte, d'amore o di filosofia. Abbandono il mio spirito ad ogni suo libertinaggio." (Denis Diderot, Il nipote di Rameau)

Il grande scrittore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) è seduto su una panchina della zona pedonale di Vienna del Graben, luogo delle sue passeggiate. Non solo la panchina ricorre  in alcune narrazioni di Bernhard, ma è l'intera sua opera ad essere scritta come se egli fosse sempre seduto su di una panca posta sulla vetta di una montagna. Da lì lo scrittore osserva lo squallido spettacolo della "stupidità della popolazione austriaca", l'oggetto preferito delle sue feroci invettive.

Il grande scrittore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) è seduto su una panchina della zona pedonale di Vienna del Graben, luogo delle sue passeggiate. Non solo la panchina ricorre in alcune narrazioni di Bernhard, ma è l'intera sua opera ad essere scritta come se egli fosse sempre seduto su di una panca posta sulla vetta di una montagna. Da lì lo scrittore osserva lo squallido spettacolo della "stupidità della popolazione austriaca", l'oggetto preferito delle sue feroci invettive.

Vincent Van Gogh, come Claude Monet, è stato un pittore di panchine. Ma a differenza delle panchine di Monet, quelle di Van Gogh sono desolatamene vuote. Una di queste è la panchina di pietra dell'Ospedale Saint-Paul (1889). Le linee sono deformate, la panchina sembra muoversi, agitarsi, quasi volesse staccarsi da terra, come se il furore mentale di Van Gogh si riversasse fisicamente su di essa e su quello che la circonda. Il mondo di Van Gogh è un mondo che balla.

Vincent Van Gogh, come Claude Monet, è stato un pittore di panchine. Ma a differenza delle panchine di Monet, quelle di Van Gogh sono desolatamene vuote. Una di queste è la panchina di pietra dell'Ospedale Saint-Paul (1889). Le linee sono deformate, la panchina sembra muoversi, agitarsi, quasi volesse staccarsi da terra, come se il furore mentale di Van Gogh si riversasse fisicamente su di essa e su quello che la circonda. Il mondo di Van Gogh è un mondo che balla.

E' bello vedere al Parco Sempione di Milano tante donne che leggono stando sedute su di una panchina o sul prato. Comunicano come un senso di raccoglimento, di profondità e di gioia di vivere. Queste donne sembrano dire: "Io sono qui, con il mio libro, con la mia panchina".  Ad esse ho dedicato un mio video fotografico (http://www.sandroleccadoc.com/#!women-that-read-in-the-park/c12ft).

E' bello vedere al Parco Sempione di Milano tante donne che leggono stando sedute su di una panchina o sul prato. Comunicano come un senso di raccoglimento, di profondità e di gioia di vivere. Queste donne sembrano dire: "Io sono qui, con il mio libro, con la mia panchina". Ad esse ho dedicato un mio video fotografico (http://www.sandroleccadoc.com/#!women-that-read-in-the-park/c12ft).

Dopo Jack London, tanti fotografi, specie americani, hanno fotografato le panchine dei senza tetto. Uno di questi è stato Weegee, che andato via da casa appena quindicenne trascorse molte notti dormendo sulle panchine di Bryant Park. Esattamente come l'uomo di una sua fotografia degli anni '40, che dorme incastrato tra altri due poveri sdraiati sulle panchine nei pressi di Central Park.

Dopo Jack London, tanti fotografi, specie americani, hanno fotografato le panchine dei senza tetto. Uno di questi è stato Weegee, che andato via da casa appena quindicenne trascorse molte notti dormendo sulle panchine di Bryant Park. Esattamente come l'uomo di una sua fotografia degli anni '40, che dorme incastrato tra altri due poveri sdraiati sulle panchine nei pressi di Central Park.

"Ma la panchina è l'ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio... Sulle panchine si contempla dunque lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere tempo, come leggere un romanzo." (Beppe Sebaste, Panchine)

"Ma la panchina è l'ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio... Sulle panchine si contempla dunque lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere tempo, come leggere un romanzo." (Beppe Sebaste, Panchine)

Una panchina un po' isolata è il posto ideale per  raccogliersi in santa pace, parlare sinceramente con se stessi, confidare alla scrittura di un diario le cose che non si vogliono o non si possono dire agli altri. E' quello che fa Alex, il ragazzo sedicenne protagonista di Paranoid Park, il bel film di Gus Van Sant premiato al Festival di Cannes del 2007.

Una panchina un po' isolata è il posto ideale per raccogliersi in santa pace, parlare sinceramente con se stessi, confidare alla scrittura di un diario le cose che non si vogliono o non si possono dire agli altri. E' quello che fa Alex, il ragazzo sedicenne protagonista di Paranoid Park, il bel film di Gus Van Sant premiato al Festival di Cannes del 2007.

In giro per il mondo si trovano tante statue, in bronzo o in altri materiali, di persone famose sedute su di una panchina. Una di queste raffigura John Lennon in un parco della città di L'Avana a lui dedicato. Non lo so, a me non piacciono molto, le trovo piuttosto glaciali e di cattivo gusto. Mi sembrano panchine sulle quali ci si siede soltanto per essere fotografati, per un selfie, e poi via. Forse l'unico momento bello è di notte, quando John Lennon se sta lì da solo a pensare ai fatti…

In giro per il mondo si trovano tante statue, in bronzo o in altri materiali, di persone famose sedute su di una panchina. Una di queste raffigura John Lennon in un parco della città di L'Avana a lui dedicato. Non lo so, a me non piacciono molto, le trovo piuttosto glaciali e di cattivo gusto. Mi sembrano panchine sulle quali ci si siede soltanto per essere fotografati, per un selfie, e poi via. Forse l'unico momento bello è di notte, quando John Lennon se sta lì da solo a pensare ai fatti…

La "panchina vuota" è la panchina di Mario Luzi, poeta della solitudine e della luce. Posta tra terra e cielo, guarda il paesaggio di vertiginosa bellezza della Valdorcia. E' stata realizzata dallo scultore Nereo Repelli, che l'ha donata al Comune di Pienza. Sullo schienale di legno della panchina è inciso un misterioso verso di Mario Luzi: "Lo sfolgorio d'oro dei platani s'incela".

La "panchina vuota" è la panchina di Mario Luzi, poeta della solitudine e della luce. Posta tra terra e cielo, guarda il paesaggio di vertiginosa bellezza della Valdorcia. E' stata realizzata dallo scultore Nereo Repelli, che l'ha donata al Comune di Pienza. Sullo schienale di legno della panchina è inciso un misterioso verso di Mario Luzi: "Lo sfolgorio d'oro dei platani s'incela".

Le panchine raccontano le storie dei nostri amori: dal primo bacio dell'infanzia, a quello passionale della gioventù, all'abbraccio amorevole della vecchiaia.

Le panchine raccontano le storie dei nostri amori: dal primo bacio dell'infanzia, a quello passionale della gioventù, all'abbraccio amorevole della vecchiaia.

Il mondo cambia e anche le panchine cambiano. Designer e artisti ne reinventano forme e colori. Queste panchine creative tendono a farsi monumento, arredo urbano, qualcosa più da vedere che da usare. Spesso mettono in secondo piano, a volte negandola totalmente,  la funzione principale della panchina, quella cioè di sedersi e stare seduti bene, magari in compagnia di qualcuno. Sono panchine puntuali, opere dell'ingegno individuale, solitarie, che non godono della compagnia di altre panchine.

Il mondo cambia e anche le panchine cambiano. Designer e artisti ne reinventano forme e colori. Queste panchine creative tendono a farsi monumento, arredo urbano, qualcosa più da vedere che da usare. Spesso mettono in secondo piano, a volte negandola totalmente, la funzione principale della panchina, quella cioè di sedersi e stare seduti bene, magari in compagnia di qualcuno. Sono panchine puntuali, opere dell'ingegno individuale, solitarie, che non godono della compagnia di altre panchine.

André Kertész, Panchina rotta, New York, 20 settembre, 1962. Chi e perché ha rotto questa panchina? Serviva un po' del suo legno per accendere un fuoco? L'uomo di spalle in soprabito la guarda incuriosito e distaccato. Ma sembra quasi che la panchina, a sua volta, guardi l'uomo che l'osserva. Raramente si vedono panchine trattate così male. La panchina ha una sua sacralità di bene comune che non può essere violata. Anche se ferita la panchina continua a vivere.

André Kertész, Panchina rotta, New York, 20 settembre, 1962. Chi e perché ha rotto questa panchina? Serviva un po' del suo legno per accendere un fuoco? L'uomo di spalle in soprabito la guarda incuriosito e distaccato. Ma sembra quasi che la panchina, a sua volta, guardi l'uomo che l'osserva. Raramente si vedono panchine trattate così male. La panchina ha una sua sacralità di bene comune che non può essere violata. Anche se ferita la panchina continua a vivere.

Luigi Ghirri, Parigi, 1972. Quante volte, da fumatori, ci siamo detti: "Mi siedo su questa panchina per fumarmi una bella sigaretta in pace". Fumata stando seduti su una panchina, una sigaretta ha più gusto, sprigiona la sua essenza, porta lontano il pensiero e lo sguardo, fa calare il silenzio dentro e fuori di sè. La follia salutista in atto forse un giorno farà di tutto per spezzare quello legame magico e vagamente eversivo tra fumatore e panchina.

Luigi Ghirri, Parigi, 1972. Quante volte, da fumatori, ci siamo detti: "Mi siedo su questa panchina per fumarmi una bella sigaretta in pace". Fumata stando seduti su una panchina, una sigaretta ha più gusto, sprigiona la sua essenza, porta lontano il pensiero e lo sguardo, fa calare il silenzio dentro e fuori di sè. La follia salutista in atto forse un giorno farà di tutto per spezzare quello legame magico e vagamente eversivo tra fumatore e panchina.

"Dormire in pubblico è considerato una pratica non solo oscena, ma soprattutto a rischio dell'incolumità di chi dorme. Nonostante secoli di siesta, di stravaccanti e di riposo in pubblico. In altre culture e in altre città, specie in quelle asiatiche, ciò sarebbe inconcepibile. Nelle città europee e americane il 'riposo' diventa, se esercitato in modo pubblico, altrettanto osceno di un atto sessuale." (Franco La Cecla, Senza panchine, in A Rivista Anarchica, n.281, 2002)

"Dormire in pubblico è considerato una pratica non solo oscena, ma soprattutto a rischio dell'incolumità di chi dorme. Nonostante secoli di siesta, di stravaccanti e di riposo in pubblico. In altre culture e in altre città, specie in quelle asiatiche, ciò sarebbe inconcepibile. Nelle città europee e americane il 'riposo' diventa, se esercitato in modo pubblico, altrettanto osceno di un atto sessuale." (Franco La Cecla, Senza panchine, in A Rivista Anarchica, n.281, 2002)

Nel suo racconto "L'altro", l'anziano Borges è seduto su una panchina a Cambridge, Massachusetts, e sta guardano il fiume Charles. E' il 1969.  Un giovane - ovvero il giovane Borges -  gli si siede accanto e i due iniziano a chiacchierare. Il giovane sostiene però che sono seduti su una panchina affacciata sul fiume Rodano, a Ginevra, nel 1918. Il dialogo tra il vecchio e il giovane Borges si fa difficile. Due panchine, il sogno di un'incontro impossibile, il tempo che passa…

Nel suo racconto "L'altro", l'anziano Borges è seduto su una panchina a Cambridge, Massachusetts, e sta guardano il fiume Charles. E' il 1969. Un giovane - ovvero il giovane Borges - gli si siede accanto e i due iniziano a chiacchierare. Il giovane sostiene però che sono seduti su una panchina affacciata sul fiume Rodano, a Ginevra, nel 1918. Il dialogo tra il vecchio e il giovane Borges si fa difficile. Due panchine, il sogno di un'incontro impossibile, il tempo che passa…