La Stagione del Ritorno

La Stagione del Ritorno di Angela Di Bartolo. Un fantasy epico rivolto a lettori che amino immergersi in mondi complessi, in cerca di stimoli di riflessione sui grandi temi dell’esistenza umana.
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«Farò quel che devo» rispose Raminèl, e per un istante Hermano non vide un ragazzo di fronte a sé, ma un giovane sovrano nel pieno del suo vigore, le guance ornate da una corta barba, lo sguardo penetrante e fiero. E disse: «Ora so che da un grande male può nascere un bene più grande. Ho pensato che tutto fosse perduto quando mi hanno rinchiuso qui, e avrei voluto morire. Ora so che sbagliavo. Sarai un grande re, Raminèl di Arinio.» (La Stagione del Ritorno, Angela Di Bartolo) img Fantasy…

«Farò quel che devo» rispose Raminèl, e per un istante Hermano non vide un ragazzo di fronte a sé, ma un giovane sovrano nel pieno del suo vigore, le guance ornate da una corta barba, lo sguardo penetrante e fiero. E disse: «Ora so che da un grande male può nascere un bene più grande. Ho pensato che tutto fosse perduto quando mi hanno rinchiuso qui, e avrei voluto morire. Ora so che sbagliavo. Sarai un grande re, Raminèl di Arinio.» (La Stagione del Ritorno, Angela Di Bartolo) img Fantasy…

Scopriamo insieme una leggenda galeniana:  Ferisio si fermò a osservare l’antico arazzo sulla parete: qui il mitico eroe Gal abbracciava un pavone bianco, sullo sfondo il drago morente, il ventre trafitto da una spada, e nella scena accanto l’eroe stringeva a sé una donna biancovestita, la bellissima principessa Valiana, ormai libera dal sortilegio con cui il perfido drago l’aveva mutata in pavone.   (La Stagione del Ritorno, Angela Di Bartolo)

Scopriamo insieme una leggenda galeniana: Ferisio si fermò a osservare l’antico arazzo sulla parete: qui il mitico eroe Gal abbracciava un pavone bianco, sullo sfondo il drago morente, il ventre trafitto da una spada, e nella scena accanto l’eroe stringeva a sé una donna biancovestita, la bellissima principessa Valiana, ormai libera dal sortilegio con cui il perfido drago l’aveva mutata in pavone. (La Stagione del Ritorno, Angela Di Bartolo)

A Lirian, vedendo Linn tornare dall’ultima battaglia, ferito ma vivo, Lutiena sospirò e chiuse gli occhi. Non ritrasse la mano che lui le baciava, e si appoggiò al suo petto in silenzio, con un fremito lieve.  (La Stagione del Ritorno, Angela Di Bartolo) (immagine da Fantasy Art)

A Lirian, vedendo Linn tornare dall’ultima battaglia, ferito ma vivo, Lutiena sospirò e chiuse gli occhi. Non ritrasse la mano che lui le baciava, e si appoggiò al suo petto in silenzio, con un fremito lieve. (La Stagione del Ritorno, Angela Di Bartolo) (immagine da Fantasy Art)

Selènit, seconda parte.  Ma Eliandar Oròfil, principe degli Elfi, non si gloriava di quell’oggetto da lui creato con le sue mani, e se lo aveva mostrato al suo giovane amico, era solo per condividere la sua gioia: perché domani avrebbe sposato Rezia, la fanciulla mortale che gli aveva preso il cuore, e Selènit era il suo dono di nozze per lei. Innumerevoli giorni erano trascorsi da allora, anni innumerevoli su questa terra invecchiata. Eppure, Wisenard ne era certo, Selènit esisteva…

Selènit, seconda parte. Ma Eliandar Oròfil, principe degli Elfi, non si gloriava di quell’oggetto da lui creato con le sue mani, e se lo aveva mostrato al suo giovane amico, era solo per condividere la sua gioia: perché domani avrebbe sposato Rezia, la fanciulla mortale che gli aveva preso il cuore, e Selènit era il suo dono di nozze per lei. Innumerevoli giorni erano trascorsi da allora, anni innumerevoli su questa terra invecchiata. Eppure, Wisenard ne era certo, Selènit esisteva…

La Signora dell'Isola Senza Nome:  Una figura si staccò dall’ombra: una donna vestita di nero, alta e bellissima, i lunghi capelli sciolti sopra le spalle, gli occhi ardenti di un freddo fuoco. Lo prese per mano e disse: «Vieni, giovane Uomo. Riposa e riscaldati, ché lungo è stato il tuo viaggio fin qui.»  Lo fece sedere sui cuscini, con un drappo di seta gli asciugò i capelli. Glirien la guardò turbato e avvinto, contemplando in silenzio quel viso d’alabastro, quella pelle candida e…

La Signora dell'Isola Senza Nome: Una figura si staccò dall’ombra: una donna vestita di nero, alta e bellissima, i lunghi capelli sciolti sopra le spalle, gli occhi ardenti di un freddo fuoco. Lo prese per mano e disse: «Vieni, giovane Uomo. Riposa e riscaldati, ché lungo è stato il tuo viaggio fin qui.» Lo fece sedere sui cuscini, con un drappo di seta gli asciugò i capelli. Glirien la guardò turbato e avvinto, contemplando in silenzio quel viso d’alabastro, quella pelle candida e…

La luna splendeva sui tetti di Andor e inondava la valle, disegnando ombre nette sul suolo. Eliandar sedette contro una quercia e domandò: «Cos’è che ti rattrista, giovane Magàndros?»   «Vorrei che non finisse. Vorrei che tutto questo continuasse per sempre.»  «Nulla dura per sempre, neppure tra gli Elfi. Ma quello che vedi non morirà: continuerà, anche se in modo diverso.» Wisenard restò in silenzio. Andor, gioiello di Ellinkor… L’aveva appena veduta e già la perdeva: domani gli ultimi…

La luna splendeva sui tetti di Andor e inondava la valle, disegnando ombre nette sul suolo. Eliandar sedette contro una quercia e domandò: «Cos’è che ti rattrista, giovane Magàndros?» «Vorrei che non finisse. Vorrei che tutto questo continuasse per sempre.» «Nulla dura per sempre, neppure tra gli Elfi. Ma quello che vedi non morirà: continuerà, anche se in modo diverso.» Wisenard restò in silenzio. Andor, gioiello di Ellinkor… L’aveva appena veduta e già la perdeva: domani gli ultimi…

La Terra Petrosa è luogo di visioni... Dalle acque nere di un lago sorgeva un grande albero, vecchio come la terra e insieme giovane e turgido di vita. Tra le foglie lucenti splendevano fiori scarlatti a forma di coppa, e fra i petali, trasparenti come le pareti di una lampada, brillavano luci misteriose: decine, centinaia di fiammelle che si specchiavano tremule nel lago e avvolgevano il tronco di luce, posandosi come farfalle sull’enorme cupola dei rami e sulle fronde protese sull’acqua.

La Terra Petrosa è luogo di visioni... Dalle acque nere di un lago sorgeva un grande albero, vecchio come la terra e insieme giovane e turgido di vita. Tra le foglie lucenti splendevano fiori scarlatti a forma di coppa, e fra i petali, trasparenti come le pareti di una lampada, brillavano luci misteriose: decine, centinaia di fiammelle che si specchiavano tremule nel lago e avvolgevano il tronco di luce, posandosi come farfalle sull’enorme cupola dei rami e sulle fronde protese sull’acqua.

Il ricordo della Città del Sole... Per anni sul silenzioso pianoro era riecheggiato il lavoro dei muratori e dei tagliapietre, dei fabbri e dei falegnami e la Città del Sole era sorta superba, con le sue piazze e le vie lastricate e le mura orgogliose che parevano scaturire dalla roccia stessa. Bellezza e forza riposavano sulle facciate severe dei palazzi, nei raccolti cortili, tra i pilastri dei portici, e la pietra chiara delle case brillava come oro al sole: il sole che splendeva scolpito…

Il ricordo della Città del Sole... Per anni sul silenzioso pianoro era riecheggiato il lavoro dei muratori e dei tagliapietre, dei fabbri e dei falegnami e la Città del Sole era sorta superba, con le sue piazze e le vie lastricate e le mura orgogliose che parevano scaturire dalla roccia stessa. Bellezza e forza riposavano sulle facciate severe dei palazzi, nei raccolti cortili, tra i pilastri dei portici, e la pietra chiara delle case brillava come oro al sole: il sole che splendeva scolpito…

I libri di Angela Di Bartolo... in buona compagnia!

I libri di Angela Di Bartolo... in buona compagnia!

Poco prima della mezzanotte il vento cambiò di nuovo. Raffiche furiose presero a spingere la Hirna verso sud mentre onde possenti la trascinavano in alto, per poi spalancarsi sotto di essa come la bocca di un abisso.  “Astrea aiutaci”, invocò Glirien avvinghiato alle sartie, scrutando il mare rischiarato dai lampi mentre sprazzi di un lontano passato gli balenavano nella mente: i capelli di sua madre, le mani callose del padre, Erisia bambina, Varenia vestita di azzurro...

Poco prima della mezzanotte il vento cambiò di nuovo. Raffiche furiose presero a spingere la Hirna verso sud mentre onde possenti la trascinavano in alto, per poi spalancarsi sotto di essa come la bocca di un abisso. “Astrea aiutaci”, invocò Glirien avvinghiato alle sartie, scrutando il mare rischiarato dai lampi mentre sprazzi di un lontano passato gli balenavano nella mente: i capelli di sua madre, le mani callose del padre, Erisia bambina, Varenia vestita di azzurro...

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