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Il pensiero politico di Dante

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Il pensiero di Dante riguardo alla politica interna nel XIV secolo; fra chiesa ed impero.
E' noto quale fosse il punto di vista di Dante su questo problema, poiché durante la sua attività politica aveva lottato per difendere l’autonomia del Comune fiorentino dalle pretese temporali di papa Bonifacio VIII. Secondo la cronologia più accreditata, Monarchia fu composto negli anni 1312-13, secondo altri, bisognerebbe anticipare almeno al 1308 la data di composizione; altri ancora, infine, posticipano la composizione del trattato al 1318, pochi anni prima della morte dell’autore…

E' noto quale fosse il punto di vista di Dante su questo problema, poiché durante la sua attività politica aveva lottato per difendere l’autonomia del Comune fiorentino dalle pretese temporali di papa Bonifacio VIII. Secondo la cronologia più accreditata, Monarchia fu composto negli anni 1312-13, secondo altri, bisognerebbe anticipare almeno al 1308 la data di composizione; altri ancora, infine, posticipano la composizione del trattato al 1318, pochi anni prima della morte dell’autore…

Nel terzo libro, Dante ribadisce che l'imperatore ottiene l'autorità imperiale direttamente da dio e non per mezzo di terzi; e che il papa, dunque, non deve pretendere di controllare anche il potere temporale.                           Tuttavia il compito del pontefice, viene celebrato come più importante di quello del sovrano. Quindi l'imperatore non dovrà mostrarsi arrogante verso il Papa stesso, ma venerarlo, come un figlio onora e rispetta il proprio padre.

Nel terzo libro, Dante ribadisce che l'imperatore ottiene l'autorità imperiale direttamente da dio e non per mezzo di terzi; e che il papa, dunque, non deve pretendere di controllare anche il potere temporale. Tuttavia il compito del pontefice, viene celebrato come più importante di quello del sovrano. Quindi l'imperatore non dovrà mostrarsi arrogante verso il Papa stesso, ma venerarlo, come un figlio onora e rispetta il proprio padre.

Nel secondo libro, Dante sostiene che l'esercizio del potere imperiale spetti al popolo romano, come emerge dalla coincidenza storica del tionfo di Augusto e la nascita di Cristo. Secondo Dante, le vittorie di Roma sono il frutto di un preciso disegno provvidenziale, che ha voluto radunare tutte le genti della terra sotto un'unica guida temporale, in vista della diffusione del vangelo.

Nel secondo libro, Dante sostiene che l'esercizio del potere imperiale spetti al popolo romano, come emerge dalla coincidenza storica del tionfo di Augusto e la nascita di Cristo. Secondo Dante, le vittorie di Roma sono il frutto di un preciso disegno provvidenziale, che ha voluto radunare tutte le genti della terra sotto un'unica guida temporale, in vista della diffusione del vangelo.

Il De monarchia  è un saggio politico in latino di Dante Alighieri. Con questo testo il poeta volle intervenire in uno dei temi più “caldi” della sua epoca: il rapporto tra l’autorità laica (rappresentata dall’imperatore) e l’autorità religiosa (rappresentata dal papa).

Il De monarchia è un saggio politico in latino di Dante Alighieri. Con questo testo il poeta volle intervenire in uno dei temi più “caldi” della sua epoca: il rapporto tra l’autorità laica (rappresentata dall’imperatore) e l’autorità religiosa (rappresentata dal papa).

Nel primo libro, Dante espone le ragioni per cui Dio ha istituito l'autorità imperiale. Secondo lui, questa scelta è dovuta al fatto che l'uomo possiede una duplice natura: una spirituale (l'anima), ed una materiale (il corpo).Dante spiega come secondo lui il Papa è il garante della verità religiosa, mentre l'imperatore ha il compito di emanare leggi sagge e razionali.

Nel primo libro, Dante espone le ragioni per cui Dio ha istituito l'autorità imperiale. Secondo lui, questa scelta è dovuta al fatto che l'uomo possiede una duplice natura: una spirituale (l'anima), ed una materiale (il corpo).Dante spiega come secondo lui il Papa è il garante della verità religiosa, mentre l'imperatore ha il compito di emanare leggi sagge e razionali.


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