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Bakù è il calzino di Federico. È il calzino blu che papà Riccardo  accoppia sempre a quello nero  o quello che mamma Patrizia deve raddrizzare prima della lavatrice.

Bakù è il calzino di Federico. È il calzino blu che papà Riccardo accoppia sempre a quello nero o quello che mamma Patrizia deve raddrizzare prima della lavatrice.

Bakù sono le infinite storie  che ogni bambino inventa dietro una punto nero, una macchia di colore giallo o il disegno  di papà che con la sua valigetta  ogni giorno si dirige a lavoro.

Bakù sono le infinite storie che ogni bambino inventa dietro una punto nero, una macchia di colore giallo o il disegno di papà che con la sua valigetta ogni giorno si dirige a lavoro.

Bakù è prima di tutto un fatto personale. È la scelta tra il tenere e il lasciare quando è tempo di andarsene e la macchina  è sempre troppo piccola per farci entrare tutto.

Bakù è prima di tutto un fatto personale. È la scelta tra il tenere e il lasciare quando è tempo di andarsene e la macchina è sempre troppo piccola per farci entrare tutto.

Bakù è nonna. Le vacanze in montagna.  La pioggia che quotidianamente bagnava i nostri pomeriggi passati tra una rivincita a briscola e un biscotto sciolto nella cioccolata,  ancora troppo calda.

Bakù è nonna. Le vacanze in montagna. La pioggia che quotidianamente bagnava i nostri pomeriggi passati tra una rivincita a briscola e un biscotto sciolto nella cioccolata, ancora troppo calda.

Bakù sono io, ma sei anche tu. È chiunque abbia voglia di ritrovare il suo pupazzo preferito. Il pupazzo che ancora adesso siede sullo scaffale o dentro qualche scatolone tra le decorazioni kitsch del primo servizio di piatti e le foto  in prima fila alla recita di Natale.

Bakù sono io, ma sei anche tu. È chiunque abbia voglia di ritrovare il suo pupazzo preferito. Il pupazzo che ancora adesso siede sullo scaffale o dentro qualche scatolone tra le decorazioni kitsch del primo servizio di piatti e le foto in prima fila alla recita di Natale.

È l’ago che sale e scende, silenziosamente, ricamando la sua firma sulla stoffa, rincorso da un filo senza nè capo nè coda.

È l’ago che sale e scende, silenziosamente, ricamando la sua firma sulla stoffa, rincorso da un filo senza nè capo nè coda.

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