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Martine (a destra) stringe la mano a Elisee, rifugiata della Repubblica Centrafricana che sta ospitando nella sua casa. Martine dice che lei stessa in passato è stata accolta come rifugata e che è ben contenta di poter ricambiare. www.unhcr.it  © UNHCR/B.Sokol

Martine (a destra) stringe la mano a Elisee, rifugiata della Repubblica Centrafricana che sta ospitando nella sua casa. Martine dice che lei stessa in passato è stata accolta come rifugata e che è ben contenta di poter ricambiare. www.unhcr.it © UNHCR/B.Sokol

Raghad Mardini è un’artista siriana rifugiata, fondatrice dell’atelier Aley. Insieme ad altre artiste rifugiate ha ristrutturato una vecchia struttura adibita a garage per avere di nuovo uno spazio dove dipingere e fare arte. Questo è stato molto importante non soltanto per poter ricominciare a lavorare, ma anche per affrontare i traumi subiti nel corso della fuga.  © UNHCR/E.Dorfman www.unhcr.it/1family

Raghad Mardini è un’artista siriana rifugiata, fondatrice dell’atelier Aley. Insieme ad altre artiste rifugiate ha ristrutturato una vecchia struttura adibita a garage per avere di nuovo uno spazio dove dipingere e fare arte. Questo è stato molto importante non soltanto per poter ricominciare a lavorare, ma anche per affrontare i traumi subiti nel corso della fuga. © UNHCR/E.Dorfman www.unhcr.it/1family

Heba è una pittrice siriana rifugiata in Libano. Ora lavora con materiali di vario genere: stoffa, legno, metallo, carta. I suoi lavori attuali sono molto distanti da quelli che realizzava in precedenza, principalmente tele dipinte.  © UNHCR/E.Dorfman www.unhcr.it/1family

Heba è una pittrice siriana rifugiata in Libano. Ora lavora con materiali di vario genere: stoffa, legno, metallo, carta. I suoi lavori attuali sono molto distanti da quelli che realizzava in precedenza, principalmente tele dipinte. © UNHCR/E.Dorfman www.unhcr.it/1family

Mokatu è il capo villaggio di Batanga. In questa foto è con Pierrette, una dei 15 rifugiati della Repubblica Centrafricana che sta ospitando. Mokatu è lui stesso un ex rifugiato e quando ha li ha visti in un affollato centro di transito non ha potuto fare a meno di offrire loro ospitalità. www.unhcr.it  © UNHCR/B.Sokol

Mokatu è il capo villaggio di Batanga. In questa foto è con Pierrette, una dei 15 rifugiati della Repubblica Centrafricana che sta ospitando. Mokatu è lui stesso un ex rifugiato e quando ha li ha visti in un affollato centro di transito non ha potuto fare a meno di offrire loro ospitalità. www.unhcr.it © UNHCR/B.Sokol

Therese (a destra) all'entrata della sua casa nel villaggio di Batanga insieme a Charlene, una rifugiata della Repubblica Centrafricana. La sua famiglia ha accolto altre sei famiglie rifugiate costrette alla fuga a causa della guerra.  "Ci hanno accolto e aiutato in tutti i modi". www.unhcr.it  UNHCR/B.Sokol

Therese (a destra) all'entrata della sua casa nel villaggio di Batanga insieme a Charlene, una rifugiata della Repubblica Centrafricana. La sua famiglia ha accolto altre sei famiglie rifugiate costrette alla fuga a causa della guerra. "Ci hanno accolto e aiutato in tutti i modi". www.unhcr.it UNHCR/B.Sokol

Germaine e Michael. Germaine è fuggita dal suo villaggio nella repubblica Centrafricana per la prima volta nel 2010. "Io e la mia famiglia siamo stati accolti da Michael e sua moglie. Ci hanno trattato benissimo e sono stati molto ospitali. Ora abbiamo avuto la possibilità di ricambiare". Vivono a Libenge. Michael, padre di  due bambini, dice che era diventato troppo pericoloso restare. Grazie a Germaine ha trovato un posto sicuro per la sua famiglia.   © UNHCR/B.Sokol

Germaine e Michael. Germaine è fuggita dal suo villaggio nella repubblica Centrafricana per la prima volta nel 2010. "Io e la mia famiglia siamo stati accolti da Michael e sua moglie. Ci hanno trattato benissimo e sono stati molto ospitali. Ora abbiamo avuto la possibilità di ricambiare". Vivono a Libenge. Michael, padre di due bambini, dice che era diventato troppo pericoloso restare. Grazie a Germaine ha trovato un posto sicuro per la sua famiglia. © UNHCR/B.Sokol

Suor Angélique sorride sulla sua bicicletta. Ogni giorno percorre grandi distanze in bici per monitorare l'evoluzione dei progetti che segue e fare visita alle donne che aiuta. www.unhcr.it UNHCR/B. Sokol

Suor Angélique sorride sulla sua bicicletta. Ogni giorno percorre grandi distanze in bici per monitorare l'evoluzione dei progetti che segue e fare visita alle donne che aiuta. www.unhcr.it UNHCR/B. Sokol

Samam Yasin tiene in braccio il più piccolo dei suoi sei figli nel campo di Kaya.  © UNHCR/T.Irwin

Samam Yasin tiene in braccio il più piccolo dei suoi sei figli nel campo di Kaya. © UNHCR/T.Irwin

Bambini in fuga dalle violenze della Repubblica Centrafricana (foto: © Frédéric Noy / Cosmos per HCR)

Bambini in fuga dalle violenze della Repubblica Centrafricana (foto: © Frédéric Noy / Cosmos per HCR)

The Dorze people live in the Guge mountains of Ethiopia around 3,000m above sea level. It is a beautiful region with a population of about 38,000. The Dorze are famous for their weaving; it's a skill that they employ on their clothes, fences, blankets and homes. The homes are built from bamboo with a thatch of enset (false banana) leaves. More with video at www.naturalhomes.org/timeline/dorzehome.htm

The Dorze people live in the Guge mountains of Ethiopia around 3,000m above sea level. It is a beautiful region with a population of about 38,000. The Dorze are famous for their weaving; it's a skill that they employ on their clothes, fences, blankets and homes. The homes are built from bamboo with a thatch of enset (false banana) leaves. More with video at www.naturalhomes.org/timeline/dorzehome.htm

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