Astronomia / astrofisica da Tachyon Beam

Immagini astronomiche dal blog Tachyon Beam, dedicato ad astronomia / astrofisica e missioni spaziali
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Ieri al meeting annuale della American Geophysical Union sono state annunciate le nuove scoperte riguardanti la Grande Macchia Rossa di Giove e di una nuova zona di radiazione. I dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA durante un volo ravvicinato effettuato l'11 luglio 2017 hanno permesso di scoprire qualcosa di nuovo su quella tempesta più grande della Terra, ad esempio trovando una risposta a una delle domande fondamentali su di essa. Leggi i dettagli nell'articolo!

Juno's microwave radiometer instrument provided this look down into Jupiter's Great Red Spot. Each of the instrument's six channels detects microwaves from a different depth within the planet.

Un articolo pubblicato sulla rivista "Science" descrive una misurazione precisa del campo magnetico della corona del buco nero V404 Cygni. Un team di ricercatori ha utilizzato i dati raccolti nel 2015 durante una violenta esplosione di energia legata all'emissione di getti dal buco nero rilevati a molte lunghezze d'onda usando vari telescopi spaziali e al suolo. Il risultato di questa misurazione è circa 400 volte inferiore alle stime precedenti. Leggi i dettagl nell'articolo!

Il buco nero Cygni ha un campo magnetico molto più debole del previsto

Un articolo pubblicato sulla rivista "Nature Astronomy" riporta la ricostruzione dei movimenti tridimensionali di dieci stelle nella Galassia Nana dello Scultore scelte all'interno di un campione più ampio di oltre cento stelle tra quelle con gli errori di misurazione più piccoli. Un team di ricercatori ha usato rilevazioni effettuate usando il telescopio spaziale Hubble nel 2002 e successive rilevazioni effettuate dalla sonda spaziale Gaia dell'ESA. Leggi i dettagli nell'articolo!

An article published in the journal 'Nature Astronomy' reports the reconstruction of the movements of 10 stars in the Sculptor Dwarf Galaxy selected within.

Un articolo pubblicato sulla rivista "The Astrophysical Journal" descrive una ricerca che offre una nuova spiegazione alla nascita del sistema solare. Un team di scienziati guidati da Vikram Dwarkadas ha raccolto una serie di indizi che suggeriscono la possibilità che all'interno del guscio di una stella gigante del tipo chiamato di Wolf-Rayet vi siano state le condizioni che hanno innescato la formazione del Sole assieme ai suoi pianeti. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "The Astrophysical Journal" descrive una ricerca che offre una nuova spiegazione alla nascita del sistema solare. Un team di scienziati guidati da Vikram Dwarkadas ha raccolto una serie di indizi che suggeriscono la possibilità che all'interno del guscio di una stella gigante del tipo chiamato di Wolf-Rayet vi siano state le condizioni che hanno innescato la formazione del Sole assieme ai suoi pianeti. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "Astronomy & Astrophysics" descrive lo studio di due super-Terre nel sistema della stella K2-106. Un team di astronomi guidati da Eike W. Guenther dell'Osservatorio statale della Turingia di Tautenburg, in Germania che include tre membri del Dipartimento di Fisica dell'Università di Torino, ha usato vari telescopi TNG alle Canarie per raccogliere i dati necessari a determinare le caratteristiche dei due esopianeti. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "Astronomy & Astrophysics" descrive lo studio di due super-Terre nel sistema della stella K2-106. Un team di astronomi guidati da Eike W. Guenther dell'Osservatorio statale della Turingia di Tautenburg, in Germania che include tre membri del Dipartimento di Fisica dell'Università di Torino, ha usato vari telescopi TNG alle Canarie per raccogliere i dati necessari a determinare le caratteristiche dei due esopianeti. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista "Astronomy & Astrophysics" descrive una ricerca sull'ammasso galattico RCS2 J2327-0204, o semplicemente RCS2 J2327. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni effettuate con lo strumento HAWK-I installato sul VLT (Very Large Telescope) e con lo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble per misurare le distorsioni causate dagli effetti di lente gravitazionale dell'ammasso. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista "Astronomy & Astrophysics" descrive una ricerca sull'ammasso galattico RCS2 J2327-0204, o semplicemente RCS2 J2327. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni effettuate con lo strumento HAWK-I installato sul VLT (Very Large Telescope) e con lo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble per misurare le distorsioni causate dagli effetti di lente gravitazionale dell'ammasso. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "The Astronomical Journal" descrive una ricerca sulla giovane stella RZ Piscium che offre una spiegazione alle strane variazioni della sua luminosità. Un team di astronomi ha usato rilevazioni effettuate con l'osservatorio spaziale XMM-Newton dell'ESA, il telescopio Shane presso il Lick Observatory in California e il telescopio Keck alle Hawaii. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "The Astronomical Journal" descrive una ricerca sulla giovane stella RZ Piscium che offre una spiegazione alle strane variazioni della sua luminosità. Un team di astronomi ha usato rilevazioni effettuate con l'osservatorio spaziale XMM-Newton dell'ESA, il telescopio Shane presso il Lick Observatory in California e il telescopio Keck alle Hawaii. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione diretta della granulazione sulla superficie di una stella al di fuori del Sistema solare. Un team internazionale di Astronomi guidati da Clauda Paladini dell’ESO ha usato lo strumento PIONIER installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per effettuare quell’osservazione sulla stella Pi1 Gruis. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione diretta della granulazione sulla superficie di una stella al di fuori del Sistema solare. Un team internazionale di Astronomi guidati da Clauda Paladini dell’ESO ha usato lo strumento PIONIER installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per effettuare quell’osservazione sulla stella Pi1 Gruis. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "Nature" descrive una ricerca sulle conseguenze della fusione tra due stelle di neutroni osservata sia nell'emissione di onde elettromagnetiche che di onde gravitazionali. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "Nature" descrive una ricerca sulle conseguenze della fusione tra due stelle di neutroni osservata sia nell'emissione di onde elettromagnetiche che di onde gravitazionali. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "Nature" descrive una ricerca sul pianeta GJ 436b, la cui orbita attorno alla sua stella è risultata essere quasi polare invece che equatoriale. Un team di ricercatori guidato dell'Università di Ginevra (UNIGE) ha scoperto questa nuova strana caratteristica dell'orbita di quest'esopianeta, già noto perché la sua orbita è molto eccentrica e soprattutto perché ha un'enorme coda simile a quella di una cometa. Leggi i dettagli nell'articolo!

Astronomers have spotted a Neptune-sized planet with a rather unexpected feature—a comet-like tail that trails for millions of miles.

In una conferenza stampa è stata annunciata la prima scoperta di esopianeti effettuata grazie al motore di apprendimento automatico TensorFlow creato da Google. I ricercatori Christopher Shallue e Andrew Vanderburg hanno addestrato questo sistema per fargli riconoscere esopianeti nei dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA. I due esopianeti annunciati sono Kepler-90i e Kepler-80g ma è solo l'inizio per un nuovo modo per cercare esopianeti. Leggi i dettagli nell'articolo!

Artificial intelligence, NASA data used to discover eighth planet circling distant star

Al meeting annuale della American Geophysical Union, scienziati della NASA hanno presentato i risultati delle ultime ricerche sulle macchie bianche presenti sul pianeta nano Cerere. In particolare, l'attività rilevata nel corso del tempo, soprattutto dalla sonda spaziale Dawn della NASA con variazioni nella loro luminosità confermano la possibilità che su Cerere vi sia ancora un'attività geologica che sta modificando la superficie di questo pianeta nano. Leggi i dettagli nell'articolo!

The bright areas of Occator Crater -- Cerealia Facula in the center and Vinalia Faculae to the side -- are examples of bright material found on crater floors on Ceres. This is a simulated perspective view.

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista "Nature" e uno pubblicato sulla rivista "Astrophysical Journal Letters", descrivono aspetti diversi di una ricerca che ha portato alla scoperta del più antico buco nero supermassiccio conosciuto. Secondo una stima si è formato circa 690 milioni di anni dopo il Big Bang ed è difficile spiegare come abbia fatto a raggiungere una massa 800 milioni di volte quella del Sole. Leggi i dettagli nell'articolo!

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista "Nature" e uno pubblicato sulla rivista "Astrophysical Journal Letters", descrivono aspetti diversi di una ricerca che ha portato alla scoperta del più antico buco nero supermassiccio conosciuto. Secondo una stima si è formato circa 690 milioni di anni dopo il Big Bang ed è difficile spiegare come abbia fatto a raggiungere una massa 800 milioni di volte quella del Sole. Leggi i dettagli nell'articolo!

Un articolo pubblicato sulla rivista "Astronomy & Astrophysics" descrive una ricerca sul sistema della stella K2-18. Un team di ricercatori ha usato lo strumento HARPS all'osservatorio La Silla dell'ESO in Cile per studiare l'esopianeta K2-18b, scoperto nel 2015, che potrebbe essere una versione di maggiori dimensioni della Terra. L'analisi dei dati ha portato alla scoperta di un secondo esopianeta, che è stato chiamato K2-18c. Leggi i dettagli nell'articolo!

La stella ha due super-Terre di cui una potenzialmente abitabile

Un articolo pubblicato sulla rivista "Nature Geoscience" descrive una ricerca sulle conseguenze per la Terra del bombardamento che seguì la formazione della Luna. Secondo un team del Southwest Research Institute (SwRI) guidato dall'italiano Simone Marchi, le collisioni successive a quella che portò alla nascita della Luna continuarono ad aumentare la massa della Terra per un tempo maggiore di quanto si pensasse finora. Leggi i dettagli nell'articolo!

Collisions after Moon formation remodeled early Earth Large planetesimals delivered more mass to nascent Earth than previously thought

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