Qui si venera Mefite

Divinità italica legata alle acque, invocata per la fertilità dei campi e per la fecondità femminile. Il nome probabilmente deriva dalla lingua osca e potrebbe significare “colei che sta nel mezzo”, entità intermedia fra cielo e terra, fra morte e vita. A lei era attribuito anche il potere di fare da tramite e di presiedere al passaggio! Il culto era particolarmente diffuso nell’Italia meridionale, nelle zone abitate o frequentate da popolazioni sannitiche.
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La statua in legno, comunemente detta Xoanon, è stata ritrovata nelle acque sottostanti la Valle d'Ansanto in Irpinia. Chi raffigura? Questo è ancora un mistero... Secondo alcuni infatti sarebbe la stessa dea Mefite, secondo altri rappresenterebbe un personaggio illustre dell'antica società degli Hirpini Samnites per la presenza sul petto della X che ricorderebbe l'usanza di sistemare le vesti ad incrocio sul petto.

La statua in legno, comunemente detta Xoanon, è stata ritrovata nelle acque sottostanti la Valle d'Ansanto in Irpinia. Chi raffigura? Questo è ancora un mistero... Secondo alcuni infatti sarebbe la stessa dea Mefite, secondo altri rappresenterebbe un personaggio illustre dell'antica società degli Hirpini Samnites per la presenza sul petto della X che ricorderebbe l'usanza di sistemare le vesti ad incrocio sul petto.

Il piccolo scarabeo in ambra è uno dei tanti ex voto offerti alla dea della Valle d'Ansanto. Nell’antico Egitto lo scarabeo era simbolo della resurrezione e per tale motivo gli amuleti a forma di scarabeo venivano posti sulle mummie per simboleggiare la rinascita del defunto, ma venivano anche indossati come monili. L’uso dello scarabeo si allargò poi tra fenici, cartaginesi, greci, etruschi e, tra i primi cristiani, ancora come simbolo della resurrezione.

Il piccolo scarabeo in ambra è uno dei tanti ex voto offerti alla dea della Valle d'Ansanto. Nell’antico Egitto lo scarabeo era simbolo della resurrezione e per tale motivo gli amuleti a forma di scarabeo venivano posti sulle mummie per simboleggiare la rinascita del defunto, ma venivano anche indossati come monili. L’uso dello scarabeo si allargò poi tra fenici, cartaginesi, greci, etruschi e, tra i primi cristiani, ancora come simbolo della resurrezione.

Altro ex voto offerto alla dea Mefite e oggi conservato nel Museo Irpino è una collana in ambra fatta con grandi pendagli a forma di testa femminile. La mitologia greco-romana collegava le origini dell'ambra alla tragica fine di Fetonte, il giovane figlio del Sole fulminato da Zeus quando alla guida del carro paterno stava per dare fuoco al mondo intero. Le sorelle di Fetonte, che ne piansero la morte, vennero allora tramutate in alberi, da cui trasudavano non lacrime ma ambra...

Altro ex voto offerto alla dea Mefite e oggi conservato nel Museo Irpino è una collana in ambra fatta con grandi pendagli a forma di testa femminile. La mitologia greco-romana collegava le origini dell'ambra alla tragica fine di Fetonte, il giovane figlio del Sole fulminato da Zeus quando alla guida del carro paterno stava per dare fuoco al mondo intero. Le sorelle di Fetonte, che ne piansero la morte, vennero allora tramutate in alberi, da cui trasudavano non lacrime ma ambra...

Mefite era una divinità venerata presso le antiche popolazioni italiche, e in particolare presso gli antichi Sanniti. Mefite, ovvero la dea della mediazione, era legata alle acque e infatti tutti i luoghi sacri a lei dedicati sorgevano accanto a laghi, sorgenti o fiumi.

Mefite era una divinità venerata presso le antiche popolazioni italiche, e in particolare presso gli antichi Sanniti. Mefite, ovvero la dea della mediazione, era legata alle acque e infatti tutti i luoghi sacri a lei dedicati sorgevano accanto a laghi, sorgenti o fiumi.

Eros, un piccolo fanciullo alato, figlio di Afrodite, la dea della bellezza! Il mito ci racconta che era un bimbo piuttosto dispettoso; andava in giro con un arco e delle frecce e a fare le spese, della sua abilità come arciere, erano gli uomini e gli dei che, quando venivano raggiunti da una di queste frecce, cadevano vittime del “mal d’amore” … Anche il Museo Irpino conserva un piccolissimo pendaglio in oro raffigurante un Eros danzante, proveniente dalla Valle d'Ansanto.

Eros, un piccolo fanciullo alato, figlio di Afrodite, la dea della bellezza! Il mito ci racconta che era un bimbo piuttosto dispettoso; andava in giro con un arco e delle frecce e a fare le spese, della sua abilità come arciere, erano gli uomini e gli dei che, quando venivano raggiunti da una di queste frecce, cadevano vittime del “mal d’amore” … Anche il Museo Irpino conserva un piccolissimo pendaglio in oro raffigurante un Eros danzante, proveniente dalla Valle d'Ansanto.

Ben 16, discretamente conservate, sono le statuette in legno ritrovate nel lago situato al centro della Valle d'Ansanto. Uomini e donne provenienti da diverse parti dell'antica Italia giungevano in questo misterioso e a tratti pauroso luogo  donando offerte alla dea per chiedere in cambio grazie e favori!

Ben 16, discretamente conservate, sono le statuette in legno ritrovate nel lago situato al centro della Valle d'Ansanto. Uomini e donne provenienti da diverse parti dell'antica Italia giungevano in questo misterioso e a tratti pauroso luogo donando offerte alla dea per chiedere in cambio grazie e favori!

Mefite la protettrice dei campi e degli allevamenti, delle sorgenti e della fecondità, era venerata in tutta l'Italia centro-meridionale. Nel territorio di Rossano di Vaglio, in provincia di Potenza, in una zona ricca di acque, è stato portato alla luce un imponente edificio di culto dove gli antichi lucano veneravano la dea Mefite.

Mefite la protettrice dei campi e degli allevamenti, delle sorgenti e della fecondità, era venerata in tutta l'Italia centro-meridionale. Nel territorio di Rossano di Vaglio, in provincia di Potenza, in una zona ricca di acque, è stato portato alla luce un imponente edificio di culto dove gli antichi lucano veneravano la dea Mefite.

Come si vestivano le antiche donne sannite? Generalmente indossavano un lungo peplos bianco senza maniche, fermato in vita da una cintura e chiuso da più fibule (spille) e al di sopra un mantello drappeggiato. Nelle occasioni importanti indossavano anche anelli, cerchi alle caviglie, braccialetti e collane di grani di terracotta o ambra.

Come si vestivano le antiche donne sannite? Generalmente indossavano un lungo peplos bianco senza maniche, fermato in vita da una cintura e chiuso da più fibule (spille) e al di sopra un mantello drappeggiato. Nelle occasioni importanti indossavano anche anelli, cerchi alle caviglie, braccialetti e collane di grani di terracotta o ambra.

Sui fianchi di uno dei colli che delimitano la zona a settentrione della Valle d'Ansanto, si sprigionano alcuni soffioni solforosi, disposti a corona attorno ad un laghetto (Mefite o Mofeta), a sua volta formatosi in un cratere di maggiori dimensioni, le cui acque vengono fatte ribollire, e talora sollevate, dalle continue esalazioni gassose. Che dire? Davvero un luogo infernale...ecco perché in Antichità si credeva che questo luogo fosse l'ingresso all'Ade...

Sui fianchi di uno dei colli che delimitano la zona a settentrione della Valle d'Ansanto, si sprigionano alcuni soffioni solforosi, disposti a corona attorno ad un laghetto (Mefite o Mofeta), a sua volta formatosi in un cratere di maggiori dimensioni, le cui acque vengono fatte ribollire, e talora sollevate, dalle continue esalazioni gassose. Che dire? Davvero un luogo infernale...ecco perché in Antichità si credeva che questo luogo fosse l'ingresso all'Ade...

Gli antichi Sanniti per vincere una battaglia o allontanare un pericolo consacravano al dio Mamerte i bambini nati nella primavera successiva. Una volta adulti erano obbligati a lasciare la tribù e cercare nuovi pascoli sotto la guida di un animale sacro, fermandosi nel punto da questo indicato (ver sacrum).  E così fecero gli antichi Hirpini, i quali  sotto la guida dell' hirpos, lupo nella lingua osca, giunsero nella Valle d'Ansanto e costruirono il tempio dedicato a Mefite.

Gli antichi Sanniti per vincere una battaglia o allontanare un pericolo consacravano al dio Mamerte i bambini nati nella primavera successiva. Una volta adulti erano obbligati a lasciare la tribù e cercare nuovi pascoli sotto la guida di un animale sacro, fermandosi nel punto da questo indicato (ver sacrum). E così fecero gli antichi Hirpini, i quali sotto la guida dell' hirpos, lupo nella lingua osca, giunsero nella Valle d'Ansanto e costruirono il tempio dedicato a Mefite.


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Altro ex voto offerto alla dea Mefite e oggi conservato nel Museo Irpino è una collana in ambra fatta con grandi pendagli a forma di testa femminile. La mitologia greco-romana collegava le origini dell'ambra alla tragica fine di Fetonte, il giovane figlio del Sole fulminato da Zeus quando alla guida del carro paterno stava per dare fuoco al mondo intero. Le sorelle di Fetonte, che ne piansero la morte, vennero allora tramutate in alberi, da cui trasudavano non lacrime ma ambra...

Altro ex voto offerto alla dea Mefite e oggi conservato nel Museo Irpino è una collana in ambra fatta con grandi pendagli a forma di testa femminile. La mitologia greco-romana collegava le origini dell'ambra alla tragica fine di Fetonte, il giovane figlio del Sole fulminato da Zeus quando alla guida del carro paterno stava per dare fuoco al mondo intero. Le sorelle di Fetonte, che ne piansero la morte, vennero allora tramutate in alberi, da cui trasudavano non lacrime ma ambra...

Forse non tutti sanno che in Irpinia c'è un altro luogo sacro dedicato alla dea Mefite. Si trova nell'odierno centro abitato di Casalbore , in località Macchia Porcara, nei pressi di una sorgente. Qui, oramai qualche anno fa, gli archeologi hanno scoperto un edificio databile al VI sec. a.C.. I resti del tempio riportati alla luce hanno permesso di realizzare un'ipotesi ricostruttiva di quello che in antichità doveva essere l'edificio. Non male, vero?

Forse non tutti sanno che in Irpinia c'è un altro luogo sacro dedicato alla dea Mefite. Si trova nell'odierno centro abitato di Casalbore , in località Macchia Porcara, nei pressi di una sorgente. Qui, oramai qualche anno fa, gli archeologi hanno scoperto un edificio databile al VI sec. a.C.. I resti del tempio riportati alla luce hanno permesso di realizzare un'ipotesi ricostruttiva di quello che in antichità doveva essere l'edificio. Non male, vero?

La tholos centrale del Carcere Borbonico di Avellino, costruito nel 1839 dall'arch. Giuliano De Fazio. Da qui partono pontili di camminamento a raggiera fino alle mura perimetrali esterne per effettuare la ronda di sorveglianza.

La tholos centrale del Carcere Borbonico di Avellino, costruito nel 1839 dall'arch. Giuliano De Fazio. Da qui partono pontili di camminamento a raggiera fino alle mura perimetrali esterne per effettuare la ronda di sorveglianza.

Cattedra Ex Carcere Borbonico Avellino - #InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

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Capolavori della Terra di Mezzo - APP Augmented Reality by Andrea Giordano, via Behance

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L'Unità? Al Museo Irpino la celebriamo a tavola! L’unificazione nazionale è passata anche attraverso pentole e fornelli ed è indubbio che gli Italiani, a tavola, ritrovino la propria storia, riscoprendo un patriottismo e una identità innanzitutto culinaria.

L'Unità? Al Museo Irpino la celebriamo a tavola! L’unificazione nazionale è passata anche attraverso pentole e fornelli ed è indubbio che gli Italiani, a tavola, ritrovino la propria storia, riscoprendo un patriottismo e una identità innanzitutto culinaria.

#InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

#InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

Capitello Sec Xii Ex Carcere Borbonico Avellino - #InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

Capitello Sec Xii Ex Carcere Borbonico Avellino - #InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

La storia del Carcere Borbonico #InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

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#InvasioniDigitali mercoledì 24 aprile e 26 aprile alle ore 9:00 Invasore: Museo Irpino

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