PULCINELLA Due opposti caratteri che si ritroveranno poi comicamente fusi nella maschera di Pulcinella, figurano già nelle atellane, rappresentazioni improvvisate che i Romani introdussero intorno all’anno 540 della loro  città: Maccus, temperamento vivo, spiritoso, un po’ feroce, e Bucco, adulatore. fanfarone, vile, e poco rispettoso della proprietà altrui.

PULCINELLA Due opposti caratteri che si ritroveranno poi comicamente fusi nella maschera di Pulcinella, figurano già nelle atellane, rappresentazioni improvvisate che i Romani introdussero intorno all’anno 540 della loro città: Maccus, temperamento vivo, spiritoso, un po’ feroce, e Bucco, adulatore. fanfarone, vile, e poco rispettoso della proprietà altrui.

COVIELLO Molto popolari furono nell’antica Roma i canti fescennini, satire accompagnate da danze grottesche, nelle quali, in chiave di una primitiva licenziosità, si chiamavano le cose col loro nome. Alla memoria di quei canti si rifecero i primi comici dell’arte, riesumando talune figure di personaggi che divennero famosi in tutta Europa, ma il cui ricordo fu più tardi oscurato dall’affermazione delle più celebri maschere.

COVIELLO Molto popolari furono nell’antica Roma i canti fescennini, satire accompagnate da danze grottesche, nelle quali, in chiave di una primitiva licenziosità, si chiamavano le cose col loro nome. Alla memoria di quei canti si rifecero i primi comici dell’arte, riesumando talune figure di personaggi che divennero famosi in tutta Europa, ma il cui ricordo fu più tardi oscurato dall’affermazione delle più celebri maschere.

PANTALONE Assai discussi sono l’origine e il nome di questa maschera veneziana, rimasta famosa anche per aver battezzato il più tipico indumento maschile: secondo taluni si tratterebbe, nientemeno, che di una caratterizzazione popolare del più antico protettore della città, San Pantaleone; altri la deriverebbero invece dallo scherzoso appellativo di piantaleone, col quale venivano beffati nei porti del Mediterraneo i  mercanti veneziani.

PANTALONE Assai discussi sono l’origine e il nome di questa maschera veneziana, rimasta famosa anche per aver battezzato il più tipico indumento maschile: secondo taluni si tratterebbe, nientemeno, che di una caratterizzazione popolare del più antico protettore della città, San Pantaleone; altri la deriverebbero invece dallo scherzoso appellativo di piantaleone, col quale venivano beffati nei porti del Mediterraneo i mercanti veneziani.

TRIVELLINO E’ la maschera gemella di Arlecchino, anche se porta un nome e un costume differenti: non è anzi da escludere che quello sia stato l’antico nome di Arlecchino, giacchè Trivellino significa appunto « uomo con l’abito trivellato ».

TRIVELLINO E’ la maschera gemella di Arlecchino, anche se porta un nome e un costume differenti: non è anzi da escludere che quello sia stato l’antico nome di Arlecchino, giacchè Trivellino significa appunto « uomo con l’abito trivellato ».

PIERROT Dall’antico carattere del Pagliaccio, frequente nelle recite a soggetto che i comici italiani, abilissimi improvvisatori, importarono in Francia, nacque nel teatro parigino dei Funamboli, ai primi dell’ 800, il tipo del moderno Pierrot.

PIERROT Dall’antico carattere del Pagliaccio, frequente nelle recite a soggetto che i comici italiani, abilissimi improvvisatori, importarono in Francia, nacque nel teatro parigino dei Funamboli, ai primi dell’ 800, il tipo del moderno Pierrot.

LEANDRO Leandro è l’unico dei tipi di giovane amoroso che vada incontro a un destino meno felice: amante perfetto nelle compagnie italiane del ‘600 e nelle commedie di Molière, acquista alla fine del secolo una crescente vena di ridicolo: ai primi del ‘700, dire « il Leandro » non è più un complimento, ma una baja.

LEANDRO Leandro è l’unico dei tipi di giovane amoroso che vada incontro a un destino meno felice: amante perfetto nelle compagnie italiane del ‘600 e nelle commedie di Molière, acquista alla fine del secolo una crescente vena di ridicolo: ai primi del ‘700, dire « il Leandro » non è più un complimento, ma una baja.

FRITELLINO Prima ancora che si affermassero sulle scene italiane le celebri maschere di Arlecchino, Pulcinella, Brighella, Pantalone, che i nostri comici resero celebri in tutta Europa, il teatro era dominato da figure di mimi e di interpreti il cui ricordo andò perduto nel tempo e i cui tipi si richiamavano agli esecutori di quegli antichi canti fescennini, schietti ma piuttosto sboccati, che furono per parecchi secoli il maggior divertimento dei romani.

FRITELLINO Prima ancora che si affermassero sulle scene italiane le celebri maschere di Arlecchino, Pulcinella, Brighella, Pantalone, che i nostri comici resero celebri in tutta Europa, il teatro era dominato da figure di mimi e di interpreti il cui ricordo andò perduto nel tempo e i cui tipi si richiamavano agli esecutori di quegli antichi canti fescennini, schietti ma piuttosto sboccati, che furono per parecchi secoli il maggior divertimento dei romani.

TA R TA G L I A La più comica delle maschere italiane trae, poco pietosamente, le ragioni della propria popolarità da due penosi difetti: l’incapacità di avviare un discorso senza balbettare, e una eccezionale miopia. Basta dunque dare la parola a Tartaglia, oppure sottrargli le lenti per destare un gioco  d’equivoci tale da assicurare per un paio d’ore l’entusiasmo di una platea.

TA R TA G L I A La più comica delle maschere italiane trae, poco pietosamente, le ragioni della propria popolarità da due penosi difetti: l’incapacità di avviare un discorso senza balbettare, e una eccezionale miopia. Basta dunque dare la parola a Tartaglia, oppure sottrargli le lenti per destare un gioco d’equivoci tale da assicurare per un paio d’ore l’entusiasmo di una platea.

NARCISINO Le popolari maschere di Brighella in Italia e di Scapino in Francia sono espressioni di un carattere di valletto cinico e intrigante che già si ritrova nel teatro dell’antichità classica e che, frequente nel teatro italiano del ‘500, ispirò alcuni tipi di maschere regionali: Narcisino, nativo di Malalbergo, fra Bologna e Ferrara, può dunque considerarsi, per parecchi lineamenti, come il tipo del Brighella emiliano.

NARCISINO Le popolari maschere di Brighella in Italia e di Scapino in Francia sono espressioni di un carattere di valletto cinico e intrigante che già si ritrova nel teatro dell’antichità classica e che, frequente nel teatro italiano del ‘500, ispirò alcuni tipi di maschere regionali: Narcisino, nativo di Malalbergo, fra Bologna e Ferrara, può dunque considerarsi, per parecchi lineamenti, come il tipo del Brighella emiliano.

PEDROLINO E’ la personificazione del contadino italiano, furbo eppure ingenuo, così come più tardi la figura di Pierrot andrà identificandosi col tipo del contadino francese; ma, ancor prima che sulla scena, si ritrovano lineamenti del suo carattere nei personaggi di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, padre, figlio e nipote, protagonisti di un celebre libretto del cantastorie emiliano Giulio Cesare Croce.

PEDROLINO E’ la personificazione del contadino italiano, furbo eppure ingenuo, così come più tardi la figura di Pierrot andrà identificandosi col tipo del contadino francese; ma, ancor prima che sulla scena, si ritrovano lineamenti del suo carattere nei personaggi di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, padre, figlio e nipote, protagonisti di un celebre libretto del cantastorie emiliano Giulio Cesare Croce.

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