Pinterest • il catalogo mondiale delle idee

Books2Read

5 Pin23 Follower
«[a Padre Paneloux] sarebbe stato facile dire che l'eternità di delizie che aspettava il bambino potevano compensarlo della sofferenza, ma in verità, lui non ne sapeva niente. Chi poteva affermare, infatti, che l'etenità d'una gioia possa compensare un attimo del dolore umano?»

«[a Padre Paneloux] sarebbe stato facile dire che l'eternità di delizie che aspettava il bambino potevano compensarlo della sofferenza, ma in verità, lui non ne sapeva niente. Chi poteva affermare, infatti, che l'etenità d'una gioia possa compensare un attimo del dolore umano?»

I miei dubbi intorno alla Provvidenza non durano mai a lungo: chi, se non la Provvidenza, sarebbe in grado di assegnarci tanto puntualmente la nostra quotidiana razione di disfatta? / Chiunque non sia morto giovane merita di morire./ Sovversivo è solo quello spirito che mette in dubbio l'obbligo d'esistere; tutti gli altri, anarchico in testa, scendono a patti con l'autorità costituita. / Soffrire è produrre conoscenza. / http://www.michelecristini.it/Magazine/Cioran/E_M_CIORAN.html

I miei dubbi intorno alla Provvidenza non durano mai a lungo: chi, se non la Provvidenza, sarebbe in grado di assegnarci tanto puntualmente la nostra quotidiana razione di disfatta? / Chiunque non sia morto giovane merita di morire./ Sovversivo è solo quello spirito che mette in dubbio l'obbligo d'esistere; tutti gli altri, anarchico in testa, scendono a patti con l'autorità costituita. / Soffrire è produrre conoscenza. / http://www.michelecristini.it/Magazine/Cioran/E_M_CIORAN.html

L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono, si vedono i piani inferiori e superiori: interminabilmente. (...) Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?) ...

L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono, si vedono i piani inferiori e superiori: interminabilmente. (...) Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?) ...

«Qui si pretende vivere, perbacco, qui si ardisce talvolta a credere alla propria esistenza[...]. Qui l'impotenza prende figura di conati vari, non già di beato abbandono; pertanto qui tutto è un po' più difficile, un po' più faticoso» [...] «Addio, signora. Ah, come non vedete che noi tutti veniamo dalla stessa noia e andiamo verso lo stesso nulla?».

«Qui si pretende vivere, perbacco, qui si ardisce talvolta a credere alla propria esistenza[...]. Qui l'impotenza prende figura di conati vari, non già di beato abbandono; pertanto qui tutto è un po' più difficile, un po' più faticoso» [...] «Addio, signora. Ah, come non vedete che noi tutti veniamo dalla stessa noia e andiamo verso lo stesso nulla?».

Padrone della mia forza sono io, nel momento in cui acquisto consapevolezza d'essere unico. Nell'unico il possessore si dissolve nel nulla creatore, dal quale è nato. Qualunque essere superiore a me [...] impallidisce al sole di questa mia coscienza d'esser l'Unico. Se in me stesso, nell'"Unico", io faccio convergere la mia causa, essa diventa proprietà del singolo da cui tutto si crea e che ogni cosa e sè stesso consuma; ed io potrò dire veracemente:  Io ho riposto la mia causa nel nulla.

Padrone della mia forza sono io, nel momento in cui acquisto consapevolezza d'essere unico. Nell'unico il possessore si dissolve nel nulla creatore, dal quale è nato. Qualunque essere superiore a me [...] impallidisce al sole di questa mia coscienza d'esser l'Unico. Se in me stesso, nell'"Unico", io faccio convergere la mia causa, essa diventa proprietà del singolo da cui tutto si crea e che ogni cosa e sè stesso consuma; ed io potrò dire veracemente: Io ho riposto la mia causa nel nulla.