Mauro Maraschi

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"Ecco, ogni cosa andava al suo posto; anche il feticismo non era più un'aberrazione di cui arrossire, ma un capitolo degno di figurare nella Collana Viola Einaudi o nella Universale Scientifica Boringhieri". -- Michele Mari, "Leggenda privata" (Einaudi, 2017).

"Ecco, ogni cosa andava al suo posto; anche il feticismo non era più un'aberrazione di cui arrossire, ma un capitolo degno di figurare nella Collana Viola Einaudi o nella Universale Scientifica Boringhieri". -- Michele Mari, "Leggenda privata" (Einaudi, 2017).

"Le vostre conoscenze si fondano su scarse traduzioni della nostra sconfinata letteratura, se non addirittura su improbabili aneddoti di viaggiatori di passaggio." -- Kakuzo Okakura, "Lo Zen e la Cerimonia del tè" (1964), trad. di Laura Gentile (SE Studio Editoriale,1995, 2006)

"Le vostre conoscenze si fondano su scarse traduzioni della nostra sconfinata letteratura, se non addirittura su improbabili aneddoti di viaggiatori di passaggio." -- Kakuzo Okakura, "Lo Zen e la Cerimonia del tè" (1964), trad. di Laura Gentile (SE Studio Editoriale,1995, 2006)

"Cosa accade quando di scrive senza vedere? Una mano cieca si avventura solitaria o dissociata in uno spazio approssimativamente delimitato, tasta, palpa, accarezza tanto quanto inscrive, fa affidamento sulla memoria dei segni e supplisce alla vista, come se un occhio senza palpebre si aprisse sulla punta delle dita [...]". -- Jacques Derrida, "Memorie di cieco" (1990), trad. di Alfonso Cariolato e Federico Ferrari, (SE Studio Editoriale, 2003, 2015)

"Cosa accade quando di scrive senza vedere? Una mano cieca si avventura solitaria o dissociata in uno spazio approssimativamente delimitato, tasta, palpa, accarezza tanto quanto inscrive, fa affidamento sulla memoria dei segni e supplisce alla vista, come se un occhio senza palpebre si aprisse sulla punta delle dita [...]". -- Jacques Derrida, "Memorie di cieco" (1990), trad. di Alfonso Cariolato e Federico Ferrari, (SE Studio Editoriale, 2003, 2015)

"Dopotutto, Justine non può essere giustificata o scusata. Ella semplicemente e stupendamente esiste; dobbiamo accettarla come si fa col peccato originale. Ma chiamarla ninfomane o tentare di psicanalizzarla, caro mio, le toglie tutta la sua sostanza mitica - l'unica cosa di cui è realmente fatta". -- Lawrence Durrell, "Justine" (1957), trad. di Silvano Sabbadini (Einaudi, 2012), p. 80

"Dopotutto, Justine non può essere giustificata o scusata. Ella semplicemente e stupendamente esiste; dobbiamo accettarla come si fa col peccato originale. Ma chiamarla ninfomane o tentare di psicanalizzarla, caro mio, le toglie tutta la sua sostanza mitica - l'unica cosa di cui è realmente fatta". -- Lawrence Durrell, "Justine" (1957), trad. di Silvano Sabbadini (Einaudi, 2012), p. 80