Massimiliano Mirto

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Altre idee da Massimiliano
Fioravanti: il Regno dei Borbone, scuola di eccellenza_22 genaio 2011

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Martis Camp House by Concreteworks

Martis Camp House by Concreteworks

Lower Marsh The Greek-born, London-based designer Michael Anastassiades created this compact, central London home for himself in 2012. These mahogany, alternating-steps stairs take up less space than a conventional staircase and make for a great design feature too.

Lower Marsh The Greek-born, London-based designer Michael Anastassiades created this compact, central London home for himself in 2012. These mahogany, alternating-steps stairs take up less space than a conventional staircase and make for a great design feature too.

Sonetto 12 Se al canto dei sonetti di Dante Beatrice avesse risposto sfatta: “Lasciami in pace! Ho, tra le tante cose da stilare, ché son matta, le note, l’appunto, le slide, ma quante so’ le vie che alla casamatta del destino conducono? Sfibrante è tutto. Se solo la tua gatta fossi!”. Qui l’esterrefatto poeta avrebbe riposto tutto il plico  in un remoto cantuccio e ‘l desco avrebbe guardato senza più meta. Lo so per certo e a voi lo dico, questo di ogni cosa è l’affresco.

Sonetto 12 Se al canto dei sonetti di Dante Beatrice avesse risposto sfatta: “Lasciami in pace! Ho, tra le tante cose da stilare, ché son matta, le note, l’appunto, le slide, ma quante so’ le vie che alla casamatta del destino conducono? Sfibrante è tutto. Se solo la tua gatta fossi!”. Qui l’esterrefatto poeta avrebbe riposto tutto il plico in un remoto cantuccio e ‘l desco avrebbe guardato senza più meta. Lo so per certo e a voi lo dico, questo di ogni cosa è l’affresco.

Aggrappato all'insegna stradale sta il cameriere, come un ubriaco, mentre noi ci consumiamo come sigarette nella notte. Qui, dove ancora le stelle fanno da testimone, si scioglie il silenzio. L'attrito diventa parola, verso, poesia, insegue l'ultima auto che fugge via, dietro l'angolo, per chissà dove. La meta se l'è presa il destino, senza dire nulla, passando come uno tra la folla, come un antico messo degli dèi e ha sputato in faccia ad Admeto.

Aggrappato all'insegna stradale sta il cameriere, come un ubriaco, mentre noi ci consumiamo come sigarette nella notte. Qui, dove ancora le stelle fanno da testimone, si scioglie il silenzio. L'attrito diventa parola, verso, poesia, insegue l'ultima auto che fugge via, dietro l'angolo, per chissà dove. La meta se l'è presa il destino, senza dire nulla, passando come uno tra la folla, come un antico messo degli dèi e ha sputato in faccia ad Admeto.

Aggrappato all'insegna stradale sta il cameriere, come un ubriaco, mentre noi ci consumiamo come sigarette nella notte. Qui, dove ancora le stelle fanno da testimone, si scioglie il silenzio. L'attrito diventa parola, verso, poesia, insegue l'ultima auto che fugge via, dietro l'angolo, per chissà dove. La meta se l'è presa il destino, senza dire nulla, passando come uno tra la folla, come un antico messo degli dèi e ha sputato in faccia ad Admeto.

Aggrappato all'insegna stradale sta il cameriere, come un ubriaco, mentre noi ci consumiamo come sigarette nella notte. Qui, dove ancora le stelle fanno da testimone, si scioglie il silenzio. L'attrito diventa parola, verso, poesia, insegue l'ultima auto che fugge via, dietro l'angolo, per chissà dove. La meta se l'è presa il destino, senza dire nulla, passando come uno tra la folla, come un antico messo degli dèi e ha sputato in faccia ad Admeto.

E la vita mangiata dalle cianfrusaglie, gli ammassi di carte ingiallite, i resti della spesa sparsi qua e là,  come nella tana di Kafka; i non sensi e le giravolte, l'aver marchiato il proprio bestiame tra ghirigori e riverenze cittadine, la pagina del libro che non vuole girare, sono le pietre miliari d'un esilio senza mar nero o le oasi di questo deserto di provincia.

E la vita mangiata dalle cianfrusaglie, gli ammassi di carte ingiallite, i resti della spesa sparsi qua e là, come nella tana di Kafka; i non sensi e le giravolte, l'aver marchiato il proprio bestiame tra ghirigori e riverenze cittadine, la pagina del libro che non vuole girare, sono le pietre miliari d'un esilio senza mar nero o le oasi di questo deserto di provincia.

* E la vita mangiata dalle cianfrusaglie, gli ammassi di carte ingiallite, i resti della spesa sparsi qua e là, come nella tana di Kafka; i non sensi e le giravolte, l'aver marchiato il proprio bestiame tra ghirigori e riverenze cittadine, la pagina del libro che non vuole girare, sono le pietre miliari d'un esilio senza mar nero o le oasi di questo deserto di provincia.

* E la vita mangiata dalle cianfrusaglie, gli ammassi di carte ingiallite, i resti della spesa sparsi qua e là, come nella tana di Kafka; i non sensi e le giravolte, l'aver marchiato il proprio bestiame tra ghirigori e riverenze cittadine, la pagina del libro che non vuole girare, sono le pietre miliari d'un esilio senza mar nero o le oasi di questo deserto di provincia.

Ci fosse almeno una Marina Cvetaeva per me, che mi scrivesse parole, ognuna come una mina che brecce, voragini m’aprisse  nell’anima, ma giorno che s’incrina verso il buio è pieno di fesse, vuoto come una caduta pina su manto d’aghi verdi o gesse  parole su carta, scritte in rima, quasi antica nenia sbiascicante. Brucia, tace nel silenzio la fiamma,  trema nel vento, un peso l’opprima con passo duro, marcia di fante; ma tra le mani nulla più s’infiamma.

Ci fosse almeno una Marina Cvetaeva per me, che mi scrivesse parole, ognuna come una mina che brecce, voragini m’aprisse nell’anima, ma giorno che s’incrina verso il buio è pieno di fesse, vuoto come una caduta pina su manto d’aghi verdi o gesse parole su carta, scritte in rima, quasi antica nenia sbiascicante. Brucia, tace nel silenzio la fiamma, trema nel vento, un peso l’opprima con passo duro, marcia di fante; ma tra le mani nulla più s’infiamma.

Ci fosse almeno una Marina Cvetaeva per me, che mi scrivesse parole, ognuna come una mina che brecce, voragini m’aprisse  nell’anima, ma giorno che s’incrina verso il buio è pieno di fesse, vuoto come una caduta pina su manto d’aghi verdi o gesse  parole su carta, scritte in rima, quasi antica nenia sbiascicante. Brucia, tace nel silenzio la fiamma,  trema nel vento, un peso l’opprima con passo duro, marcia di fante; ma tra le mani nulla più s’infiamma.

Ci fosse almeno una Marina Cvetaeva per me, che mi scrivesse parole, ognuna come una mina che brecce, voragini m’aprisse nell’anima, ma giorno che s’incrina verso il buio è pieno di fesse, vuoto come una caduta pina su manto d’aghi verdi o gesse parole su carta, scritte in rima, quasi antica nenia sbiascicante. Brucia, tace nel silenzio la fiamma, trema nel vento, un peso l’opprima con passo duro, marcia di fante; ma tra le mani nulla più s’infiamma.