Giordano Bruno Guerri - La mia vita carnale

Amori e passioni di Gabriele d'Annunzio. Giordano Bruno Guerri ci conduce lontano da stereotipi e leggende metropolitane, accompagnandoci nelle stanze folli e geniali della dimora dannunziana. Pagina dopo pagina, sfogliando il "libro di pietre vive" che il Vate ci ha lasciato, riscopriamo un uomo che fu seduttore e amante irresistibile, avvinto dal "bisogno imperioso della vita violenta, della vita carnale, del piacere, del pericolo fisico, dell'allegrezza".
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«Il 1 giugno 1926 scrive ad Antonietta Treves: -Bisogna cercare altri jazz-band, e comprarne ancora una decina, dei più belli. Jazz Band, jazz band, Jazz Band! Balliamo tutta la notte».    Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale.

«Il 1 giugno 1926 scrive ad Antonietta Treves: -Bisogna cercare altri jazz-band, e comprarne ancora una decina, dei più belli. Jazz Band, jazz band, Jazz Band! Balliamo tutta la notte». Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale.

«I profumi sono una sua passione, profonda quanto rovinosa, perché d'Annunzio non può accontentarsi delle essenze in vendita per tutti, sia pure eccellenti e costosissime. Se li crea da solo, con la stessa cura che mette nella stesura di un poema. Il 9 giugno 1924 scrive a Antonietta Treves - Ti prego di non dimenticare l'OPOPANAX perché io possa comporre il mio profumo. Se lo trovi, pagalo per conto mio a qualunque prezzo». Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale.

«I profumi sono una sua passione, profonda quanto rovinosa, perché d'Annunzio non può accontentarsi delle essenze in vendita per tutti, sia pure eccellenti e costosissime. Se li crea da solo, con la stessa cura che mette nella stesura di un poema. Il 9 giugno 1924 scrive a Antonietta Treves - Ti prego di non dimenticare l'OPOPANAX perché io possa comporre il mio profumo. Se lo trovi, pagalo per conto mio a qualunque prezzo». Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale.

Cabiria, il più famoso film muto italiano del 1914, fu sceneggiato da Gabriele d'Annunzio.

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"Posa", "finzione", "provocazione", "teatro": ecco i termini associati per decenni al nome di Gabriele d'Annunzio. Con queste parole siamo stati abituati a descriverlo, così ci è sempre stato insegnato. Ma la suggestione della sua poesia, le imprese ardite e la retorica detta appunto "dannunziana" non sono sufficienti a svelare il segreto di una vita "inimitabile".

"Posa", "finzione", "provocazione", "teatro": ecco i termini associati per decenni al nome di Gabriele d'Annunzio. Con queste parole siamo stati abituati a descriverlo, così ci è sempre stato insegnato. Ma la suggestione della sua poesia, le imprese ardite e la retorica detta appunto "dannunziana" non sono sufficienti a svelare il segreto di una vita "inimitabile".

Tamara de Lempicka, Self-portrait in the green Bugatti, 1925. «La mattina del 21 gennaio Tamara lascia il Vittoriale...»

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«Passarono 15 giorni, prima che d'Annunzio potesse insediarsi in quella che sarebbe stata la sua casa-museo per il resto della vita. Il 31 ottobre la comprò per 130.000 lire, di cui non disponeva ma che ottenne grazie a un generoso prestito bancario che venne liquidato soltanto dopo la sua morte».    Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale

«Passarono 15 giorni, prima che d'Annunzio potesse insediarsi in quella che sarebbe stata la sua casa-museo per il resto della vita. Il 31 ottobre la comprò per 130.000 lire, di cui non disponeva ma che ottenne grazie a un generoso prestito bancario che venne liquidato soltanto dopo la sua morte». Giordano Bruno Guerri, La mia vita carnale

Gli abiti, gli oggetti, le scarpe del Vate

Il Vittoriale svela il D'Annunzio segreto - Milano - Repubblica.it

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D'Annunzio in visita alle officine Mondadori.     Riguardo alla pubblicazione di "Tutte le opere" del poeta:     «Le previsioni erano di far uscire una media di otto volumi all'anno per sei anni [...]. Di ognuno si prevedeva di tirare 2501 copie numerate su carta velina a mano appositamente realizzata dalle Cartiere Milani di Fabriano, con in filigrana, chiuso in un cerchio, il motto dannunziano IO HO QUEL CHE HO DONATO».     Enrico Decleva, Arnoldo Mondadori, Garzanti.

D'Annunzio in visita alle officine Mondadori. Riguardo alla pubblicazione di "Tutte le opere" del poeta: «Le previsioni erano di far uscire una media di otto volumi all'anno per sei anni [...]. Di ognuno si prevedeva di tirare 2501 copie numerate su carta velina a mano appositamente realizzata dalle Cartiere Milani di Fabriano, con in filigrana, chiuso in un cerchio, il motto dannunziano IO HO QUEL CHE HO DONATO». Enrico Decleva, Arnoldo Mondadori, Garzanti.

La musica amata da d'Annunzio. Ecco Erik Satie.

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Il Vate al Vittoriale, scherza, parla e recita dalla Divina Commedia di Dante.

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