Le tartarughe tornano sempre

I luoghi di Salvatore e Giulia, protagonisti del romanzo "Le tartarughe tornano sempre".
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"Le tartarughe tornano sempre" di Enzo Gianmaria Napolillo - Giangiacomo Feltrinelli Editore

"Le tartarughe tornano sempre" di Enzo Gianmaria Napolillo - Giangiacomo Feltrinelli Editore

15 Raggiungono senza parlare il deposito delle “carrette del mare”, sequestrate e ammucchiate una accanto all’altra a marcire in un museo a cielo aperto. Pezzi di legno e di lamiera che, con infinita speranza, hanno solcato chilometri di mare per raggiungere la loro isola. Leggono le scritte incomprensibili sugli scafi con la vernice scrostata e pensano ai passeggeri, al loro destino e a dove sono ora.

15 Raggiungono senza parlare il deposito delle “carrette del mare”, sequestrate e ammucchiate una accanto all’altra a marcire in un museo a cielo aperto. Pezzi di legno e di lamiera che, con infinita speranza, hanno solcato chilometri di mare per raggiungere la loro isola. Leggono le scritte incomprensibili sugli scafi con la vernice scrostata e pensano ai passeggeri, al loro destino e a dove sono ora.

1 Non si sono incontrati per caso, non è stato il destino a farli conoscere, ma i vicoli dell’isola e lo spazio che si apre appena usciti dall’abitato, che sbilancia e lascia senza fiato. Raccontano sia per questo che le case sono state costruite una vicina all’altra, che sia nella vicinanza che si può placare la paura dell’infinito.

1 Non si sono incontrati per caso, non è stato il destino a farli conoscere, ma i vicoli dell’isola e lo spazio che si apre appena usciti dall’abitato, che sbilancia e lascia senza fiato. Raccontano sia per questo che le case sono state costruite una vicina all’altra, che sia nella vicinanza che si può placare la paura dell’infinito.

2  A Punta Caladritta lo sguardo vaga a trecentosessanta gradi, non ha ostacoli, l’orizzonte è dappertutto.

2 A Punta Caladritta lo sguardo vaga a trecentosessanta gradi, non ha ostacoli, l’orizzonte è dappertutto.

3 La primavera è il primo fiore che sboccia sull’altipiano, è il suo colore giallo che dalla mattina alla sera si stende come un lenzuolo su cui rincorrersi con le braccia aperte controvento, aeroplani di carta, di muscoli tesi e capelli scompigliati.

3 La primavera è il primo fiore che sboccia sull’altipiano, è il suo colore giallo che dalla mattina alla sera si stende come un lenzuolo su cui rincorrersi con le braccia aperte controvento, aeroplani di carta, di muscoli tesi e capelli scompigliati.

4 “Questa grotta ora è vostra. È un equilibrio fragile, che tocca a voi preservare. Vi aspetto alla barca.” Il padre di Salvatore li guarda e sorride, prima di sparire nell’acqua. Le frasi restano intrappolate, e loro ne sopportano il peso, lo accolgono galleggiando a faccia in su, con gli occhi che pizzicano per il sale. L’altezza vertiginosa del cielo blu concentrato nella forma tondeggiante del cratere li rende piccoli e indifesi.

4 “Questa grotta ora è vostra. È un equilibrio fragile, che tocca a voi preservare. Vi aspetto alla barca.” Il padre di Salvatore li guarda e sorride, prima di sparire nell’acqua. Le frasi restano intrappolate, e loro ne sopportano il peso, lo accolgono galleggiando a faccia in su, con gli occhi che pizzicano per il sale. L’altezza vertiginosa del cielo blu concentrato nella forma tondeggiante del cratere li rende piccoli e indifesi.

5 Il vento si alza, il primo temporale preannuncia la fine dell’estate con un sordo rombo proveniente dal mare. Salvatore vede qualcosa nell’acqua, a riva, qualcosa di nero che rotola avanti e indietro come un sacco. Un sacco dotato di braccia e gambe, che le onde divaricano facendolo somigliare a una marionetta che li saluta.

5 Il vento si alza, il primo temporale preannuncia la fine dell’estate con un sordo rombo proveniente dal mare. Salvatore vede qualcosa nell’acqua, a riva, qualcosa di nero che rotola avanti e indietro come un sacco. Un sacco dotato di braccia e gambe, che le onde divaricano facendolo somigliare a una marionetta che li saluta.

6 Il giorno della festa sembrava che gli isolani si fossero messi d’accordo per esserci tutti. Le signore anziane vestite in ghingheri, i giovani fidanzati mano nella mano, i bambini costretti a camminare in fila dietro la processione. Non importava essere credenti o meno, la festa era una tradizione, un punto di ritrovo, un modo di stare insieme, con le decorazioni appese ai muri e le luci come a Natale.

6 Il giorno della festa sembrava che gli isolani si fossero messi d’accordo per esserci tutti. Le signore anziane vestite in ghingheri, i giovani fidanzati mano nella mano, i bambini costretti a camminare in fila dietro la processione. Non importava essere credenti o meno, la festa era una tradizione, un punto di ritrovo, un modo di stare insieme, con le decorazioni appese ai muri e le luci come a Natale.

7 Giulia e Salvatore, invece, seduti sulle loro sdraio, con gli occhi all’insù e la bocca spalancata, mormoravano “ohhh” di meraviglia a ogni esplosione di luce. Salvatore aveva calcolato i tempi, sapeva che i fuochi sarebbero durati quasi tre quarti d’ora e al momento clou, tra cascate di fuoco e lampi multicolore, aveva messo la sua mano su quella di Giulia e le aveva dato la tartaruga.

7 Giulia e Salvatore, invece, seduti sulle loro sdraio, con gli occhi all’insù e la bocca spalancata, mormoravano “ohhh” di meraviglia a ogni esplosione di luce. Salvatore aveva calcolato i tempi, sapeva che i fuochi sarebbero durati quasi tre quarti d’ora e al momento clou, tra cascate di fuoco e lampi multicolore, aveva messo la sua mano su quella di Giulia e le aveva dato la tartaruga.

8 I vecchi, seduti sulle sedie impagliate ai bordi della piazza, dicono che sembra di essere tornati a trent’anni prima. Tagliano in due i pomodori, spargono un pizzico di sale, versano un goccio d’olio, e ne mangiano la polpa rossa. E parlottano, confabulano, senza i rumori dello struscio serale, il loro brontolio risuona tra le pareti dei soggiorni, occupa gli spazi di insofferente decadenza.

8 I vecchi, seduti sulle sedie impagliate ai bordi della piazza, dicono che sembra di essere tornati a trent’anni prima. Tagliano in due i pomodori, spargono un pizzico di sale, versano un goccio d’olio, e ne mangiano la polpa rossa. E parlottano, confabulano, senza i rumori dello struscio serale, il loro brontolio risuona tra le pareti dei soggiorni, occupa gli spazi di insofferente decadenza.

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