La casa dei sette ponti

Immagini, panorami e suggestioni dal nuovo libro di Mauro Corona - La casa dei sette ponti (Feltrinelli I Narratori).
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Mauro Corona, "La casa dei sette ponti", I Narratori.

Mauro Corona, "La casa dei sette ponti", I Narratori.

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Il facoltoso industriale della seta fu  preso dalla “malinchetudine”, struggente sensazione di malinconia e solitudine.

Il facoltoso industriale della seta fu preso dalla “malinchetudine”, struggente sensazione di malinconia e solitudine.

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L’industriale della seta provava un certo imbarazzo al cospetto degli amici. Quelli erano fermi lì a difendere, per quanto possibile, il loro paese, a migliorarlo. Erano impiantati là, come larici sui costoni, tra disagi e fatiche, a tirare avanti l’esistenza coi denti. Lui invece se n’era andato giovanissimo, appena maggiorenne, a cercare quella fortuna che il paese non prometteva – che soprattutto non dava –, e l’aveva trovata. A Prato era l’unico imprenditore a  tener testa ai cinesi.

L’industriale della seta provava un certo imbarazzo al cospetto degli amici. Quelli erano fermi lì a difendere, per quanto possibile, il loro paese, a migliorarlo. Erano impiantati là, come larici sui costoni, tra disagi e fatiche, a tirare avanti l’esistenza coi denti. Lui invece se n’era andato giovanissimo, appena maggiorenne, a cercare quella fortuna che il paese non prometteva – che soprattutto non dava –, e l’aveva trovata. A Prato era l’unico imprenditore a tener testa ai cinesi.

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«Metter al centro della mia ultima fatica lo scrittore di Prato, nonché proprietario di un’azienda divorata dalla globalizzazione e svenduta è un modo per mantenere la memoria del lavoro, del sacrificio, della fatica di impegnarsi in una scommessa. Ho dedicato il romanzo anche a Francesco Guccini perché, andando a Pàvana a trovarlo, ho incontrato sulla mia strada la casa che dà il titolo al nuovo racconto»

«Metter al centro della mia ultima fatica lo scrittore di Prato, nonché proprietario di un’azienda divorata dalla globalizzazione e svenduta è un modo per mantenere la memoria del lavoro, del sacrificio, della fatica di impegnarsi in una scommessa. Ho dedicato il romanzo anche a Francesco Guccini perché, andando a Pàvana a trovarlo, ho incontrato sulla mia strada la casa che dà il titolo al nuovo racconto»

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Ma la visione che rallegra il cuore, passandovi accanto, sono due comignoli che sempre fumano, estate e inverno, giorno e notte, in tutte le stagioni. Stanno lassù, impiantati sul tetto rammendato, come gnomi che sbuffano col cappello storto.

Ma la visione che rallegra il cuore, passandovi accanto, sono due comignoli che sempre fumano, estate e inverno, giorno e notte, in tutte le stagioni. Stanno lassù, impiantati sul tetto rammendato, come gnomi che sbuffano col cappello storto.

L’uomo, sui sessanta, facoltoso industriale della seta in quel di Prato, percorreva ogni tanto quella strada. Viveva un po’ a Bologna e un  po’ a Firenze, anche se i suoi affari fiorivano laggiù,  nella città conquistata dai cinesi. Proprio così: conquistata.

L’uomo, sui sessanta, facoltoso industriale della seta in quel di Prato, percorreva ogni tanto quella strada. Viveva un po’ a Bologna e un po’ a Firenze, anche se i suoi affari fiorivano laggiù, nella città conquistata dai cinesi. Proprio così: conquistata.

“Con me i cinesi non vinceranno mai,”  si vantava. Ma quando incontrava gli amici di San Marcello Pistoiese metteva in dubbio tutto, persino l’intelligenza. Vedeva i loro volti scolpiti con l’accetta, rifiniti a pennato, tostati dal sole, forti di fatiche, segnati da lavori pesanti. Erano uomini sereni.

“Con me i cinesi non vinceranno mai,” si vantava. Ma quando incontrava gli amici di San Marcello Pistoiese metteva in dubbio tutto, persino l’intelligenza. Vedeva i loro volti scolpiti con l’accetta, rifiniti a pennato, tostati dal sole, forti di fatiche, segnati da lavori pesanti. Erano uomini sereni.

D’inverno la neve copriva il tetto  arcobaleno, i teli non si notavano più, la valle s’ammantava di silenzio.

D’inverno la neve copriva il tetto arcobaleno, i teli non si notavano più, la valle s’ammantava di silenzio.

[...]qualcuno ha steso, lungo l’intera ampiezza del tetto, robusti teli di vari colori. Dal breve rettilineo prima della curva, la costruzione balza all’occhio rivelando come uno strano connubio tra una tenda coloratissima e un fortino pronto a difendersi dai curiosi.

[...]qualcuno ha steso, lungo l’intera ampiezza del tetto, robusti teli di vari colori. Dal breve rettilineo prima della curva, la costruzione balza all’occhio rivelando come uno strano connubio tra una tenda coloratissima e un fortino pronto a difendersi dai curiosi.

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