Pinterest • il catalogo mondiale delle idee

Eccomi, io sono costui, il maresciallo di campo Dedan Kimathi Waciuri. Si mise in posa lí dov’era, in mezzo alla boscaglia, e si fece scattare una foto. Espressione spavalda, bocca appena increspata in un sorrisetto, viso paffuto, dreadlocks corti e ritti all’intorno come le punte di una corona nera. Fece avere la foto alle autorità, e il sorrisetto apparve in tutto l’Impero. Io sono la distruzione, dicevano quelle labbra. Io sono la pestilenza e la clava sporca di sangue.

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...E nel centro di Nairobi, proprio di fronte all’hotel Hilton, fu eretta una statua in bronzo di Dedan Kimathi. Enormi dreadlocks, uniforme, fucile in una mano e pugnale nell’altra. Un monito a tutti i clienti bianchi dell’hotel. E chissà, forse anche ai nuovi padroni cinesi. Quello era il Kenya contemporaneo, sospeso tra il bric-à-brac nostalgico del Sarova Stanley Hotel e il monumento alla lama che squarta l’uomo bianco.

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Caro Federzoni, ecco la prova che non sono evirato come dice la leggenda che va dilagando. Io ci rido sopra! Ho ancora il piede offeso ma, come vedi, posso camminare e correre, andare a cavallo e a muletto, sparare calci. Posso anche ballare e lo farò, se Dio vuole, fino a novant’anni. Rodolfo Graziani

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Il 21 ottobre 1956, Kimathi fu ferito in battaglia e catturato. Nelle foto di quel giorno ha i dreadlocks lunghi, cascanti e sporchi, il volto emaciato, lo sguardo febbricitante. [Nel link il video della cattura di Dedan Kimathi]

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I Mau Mau della selva avevano giurato di non tagliarsi piú i capelli finché i bianchi non fossero stati cacciati dalle terre dei Gĩkũyũ. [...] Quelle immagini colpirono gli adepti di un culto africanista nato in Giamaica una ventina di anni prima, il rastafarianesimo. [...] In Giamaica e, piú tardi, in tutto il mondo quei cordoni vennero chiamati dreadlocks, intrichi del terrore. [Nel link: l'influenza dei Mau Mau su Bob Marley]

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Ma siamo fuori della grazia di Dio! Come sarebbe a dire che non c’e` nessuno? E allora chi canta? Io sento cantare, mi stupisce che voi non sentiate! Esigo di sapere donde viene questa canzone! - Viene dal futuro, perché nessuno l’ha ancora scritta. Ma è un futuro prossimo. Come? Chi ha parlato? Non…

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La lassa «Sei arrivato in questa Roma» è un omaggio alla declamazione "(Mamma) Roma, addio" dell’attore e poeta Remo Remotti, nota per la versione musicata dai Recycle e inclusa nella compilation "Aliens in Roma" (Wot 4, 1998): "Negli anni Cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via… Anch’io me ne andai, nauseato, stanco, da… da questa Roma del dopoguerra…"

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Una delle ultime frasi di Amedeo fu: – Avrei preferito morire sull’Amba Alagi, ma la vita è cosí, bisogna saper morire anche in ospedale. Spirò nella notte fra il 2 e il 3 marzo 1942, all’età di quarantatre anni. Fu sepolto, con gli onori militari, in un cimitero di Nairobi. Nel 1955 le sue ossa furono esumate, portate a Nyeri e deposte nel sacrario militare italiano costruito sui terreni della missione della Consolata, lungo la strada per Ihururu.

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In Addis Abeba la morte dei negri diverte. Racconta il dottor Borra: Un cinico spirito di rivalsa si era diffuso tra i vari dipendenti di Graziani, i loro familiari e amici e fu necessario l’arrivo di Amedeo di Savoia perché la situazione cambiasse. Persone in apparenza perbene, mogli e figlie di funzionari, si rivelarono tanto prive di sentimenti umani e civili da godersi lo spettacolo di esecuzioni capitali.

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Il peggior commento sulla rivolta Mau Mau si trova nel documentario di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi Africa addio (1966), girato in Congo, Kenya, Zanzibar, Ruanda, Angola e Sudafrica. Sin dal primo giorno di proiezione nelle sale italiane e di altri paesi, il film fu duramente contestato.Il messaggio del film era: la decolonizzazione è un grave errore, la razza bianca è superiore. Africa addio è divenuto un film di culto tra neonazisti e suprematisti bianchi di varia estrazione.

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