EMERGENCY

Il lavoro di EMERGENCY a favore delle vittime della guerra e della povertà. In Afghanistan, Iraq, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sudan e in Italia
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15 maggio 2015. Oggi per noi è un giorno speciale... :) È il nostro ventunesimo compleanno! Dal 1994, quando abbiamo iniziato a lavorare, abbiamo curato più di 6 milioni di persone. Siamo contenti di questo risultato, che abbiamo raggiunto anche grazie all'aiuto di tutti voi. Tanti auguri anche a tutti voi che ci sostenete, quindi, al nostro staff che in giro per il mondo cura ogni giorno chi ne ha bisogno, bene e gratis, ai nostri volontari, ai nostri amici.

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«È stato un viaggio terribile. Tanti compagni di viaggio sono morti, gente che aveva la stessa voglia che io avevo di vivere tranquillamente. Siamo partiti in 90 e siamo arrivati in 16. A volte penso che quelli che sono morti siano morti per pagarci il viaggio».  Non vogliamo più sentire questi racconti: servono canali di accesso all'Europa legali e sicuri, politiche per garantire protezione e tutela dei diritti di rifugiati, #migranti, richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA STRAGE.

«È stato un viaggio terribile. Tanti compagni di viaggio sono morti, gente che aveva la stessa voglia che io avevo di vivere tranquillamente. Siamo partiti in 90 e siamo arrivati in 16. A volte penso che quelli che sono morti siano morti per pagarci il viaggio». Non vogliamo più sentire questi racconti: servono canali di accesso all'Europa legali e sicuri, politiche per garantire protezione e tutela dei diritti di rifugiati, #migranti, richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA STRAGE.

M., maliano. Lo abbiamo incontrato sul nostro ambulatorio mobile a Siracusa. Ci ha raccontato la sua storia. Non vogliamo più sentire questi racconti: servono canali di accesso all'Europa legali e sicuri. Servono politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, ‪#‎migranti‬ e richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA STRAGE.

M., maliano. Lo abbiamo incontrato sul nostro ambulatorio mobile a Siracusa. Ci ha raccontato la sua storia. Non vogliamo più sentire questi racconti: servono canali di accesso all'Europa legali e sicuri. Servono politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, ‪#‎migranti‬ e richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA STRAGE.

Ieri un nostro ambulatorio mobile ha iniziato a lavorare al porto di ‪#‎Catania‬ per offrire assistenza sanitaria durante gli sbarchi, come già facciamo ad Augusta. Noi ci siamo, anche lì, pronti a curare a chi ha bisogno sul nostro Polibus. È il nostro lavoro. Ma "avremmo preferito un inizio diverso", ci ha scritto Giulia, coordinatrice del progetto. "Purtroppo questo è stato uno sbarco particolarmente disgraziato: 416 persone e 49 salme".

Ambulatorio mobile a Catania

#Iraq Un giorno, mentre eravamo a bordo della clinica mobile, il nostro collega Adnan ha abbassato il tono della voce e ha iniziato a raccontare: "Sembrava un giorno come altri, avevo finito di visitare i miei pazienti a Jalawla, la mia città. A molti avevo dato appuntamento per l'indomani, per ulteriori controlli, ma la sera i combattimenti sono arrivati anche da noi. Mia moglie, i miei quattro figli e io siamo dovuti scappare all'improvviso, abbandonando tutto: casa, ospedale, pazienti..."

#Iraq Un giorno, mentre eravamo a bordo della clinica mobile, il nostro collega Adnan ha abbassato il tono della voce e ha iniziato a raccontare: "Sembrava un giorno come altri, avevo finito di visitare i miei pazienti a Jalawla, la mia città. A molti avevo dato appuntamento per l'indomani, per ulteriori controlli, ma la sera i combattimenti sono arrivati anche da noi. Mia moglie, i miei quattro figli e io siamo dovuti scappare all'improvviso, abbandonando tutto: casa, ospedale, pazienti..."

«Per favore, ho bisogno di mangiare», chiedevo. «I miei bambini hanno bisogno di mangiare, mia moglie sta male, ho bisogno di acqua e cibo. “No”, mi hanno risposto il capitano e l’equipaggio della barca. Poi gli ho offerto dei soldi e mi hanno dato dell'acqua, poca acqua».  Non vogliamo più sentire racconti così: servono canali di accesso a Europa legali, sicuri, politiche per la protezione e tutela dei diritti di rifugiati, ‪#‎migranti‬ e richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA…

«Per favore, ho bisogno di mangiare», chiedevo. «I miei bambini hanno bisogno di mangiare, mia moglie sta male, ho bisogno di acqua e cibo. “No”, mi hanno risposto il capitano e l’equipaggio della barca. Poi gli ho offerto dei soldi e mi hanno dato dell'acqua, poca acqua». Non vogliamo più sentire racconti così: servono canali di accesso a Europa legali, sicuri, politiche per la protezione e tutela dei diritti di rifugiati, ‪#‎migranti‬ e richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA…

«Il viaggio in mare è durato 10 giorni. Quando viaggi hai sempre paura, non sai mai chi sarà il prossimo. Non sai mai se sarai tu il prossimo a morire». Non vogliamo più sentire questi racconti: servono canali di accesso all'Europa legali e sicuri. Servono politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, ‪#‎migranti‬ e richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA STRAGE.

«Il viaggio in mare è durato 10 giorni. Quando viaggi hai sempre paura, non sai mai chi sarà il prossimo. Non sai mai se sarai tu il prossimo a morire». Non vogliamo più sentire questi racconti: servono canali di accesso all'Europa legali e sicuri. Servono politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, ‪#‎migranti‬ e richiedenti asilo. ADESSO, PRIMA DELLA PROSSIMA STRAGE.

“Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto” racconta M. Lo abbiamo incontrato a #Siracusa

“Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto” racconta M. Lo abbiamo incontrato a #Siracusa

"Deve essere un obbligo etico: smetterla con questa idea che ammazzandoci l'un l'altro si possa risolvere qualcosa".  VIDEO: Guarda l'intervista completa di Loescher Editore a ‪#‎GinoStrada‬ su https://www.youtube.com/watch?v=nmHDZXNOZBg

Narrativa - Intervista a Gino Strada: la verità sulla guerra

L'inverno in #Sudan è stato uno dei più rigidi degli ultimi trent'anni. E infatti nel nostro Centro pediatrico a #PortSudan quest'anno i ricoveri per patologie a carico delle vie aeree sono aumentati significativamente.   Tra i bambini che abbiamo curato c'è Raheel, 6 anni. È stata ricoverata da noi per 8 giorni: essendo asmatica, le sue condizioni erano più gravi e oltre agli antibiotici ha avuto bisogno di altre cure.   E una volta guarita... non voleva più smettere di farsi fotografare!

L'inverno in #Sudan è stato uno dei più rigidi degli ultimi trent'anni. E infatti nel nostro Centro pediatrico a #PortSudan quest'anno i ricoveri per patologie a carico delle vie aeree sono aumentati significativamente. Tra i bambini che abbiamo curato c'è Raheel, 6 anni. È stata ricoverata da noi per 8 giorni: essendo asmatica, le sue condizioni erano più gravi e oltre agli antibiotici ha avuto bisogno di altre cure. E una volta guarita... non voleva più smettere di farsi fotografare!

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