.Mahatma Gandhi

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Stephanie Sinclair “Yemen, i giorni del Giudizio” - settembre 2012 – Sanaa, Yemen // Negli ultimi dieci anni Stephanie Sinclair ha documentato alcune delle tematiche più controverse a livello mondiale, dalle spose bambine dello Yemen alla poligamia nel Texas. Il suo obiettivo è semplice: registrare ciò che ha davanti a sé, giudicando il meno possibile.

Stephanie Sinclair “Yemen, i giorni del Giudizio” - settembre 2012 – Sanaa, Yemen // Negli ultimi dieci anni Stephanie Sinclair ha documentato alcune delle tematiche più controverse a livello mondiale, dalle spose bambine dello Yemen alla poligamia nel Texas. Il suo obiettivo è semplice: registrare ciò che ha davanti a sé, giudicando il meno possibile.

Stephanie Sinclair “Troppo giovani per dire sì” - giugno 2011 – Hajjah, Yemen // La Sinclair ha riscosso un grande successo di critica per il suo lavoro sulle spose bambine e su altri temi legati ai diritti umani. «Anche davanti a una storia straziante – ha detto – dobbiamo mettere da parte il nostro ego e capire che la fotografia non riguarda noi e i nostri sentimenti in quanto fotografi, ma ciò che il soggetto sta vivendo.»

Stephanie Sinclair “Troppo giovani per dire sì” - giugno 2011 – Hajjah, Yemen // La Sinclair ha riscosso un grande successo di critica per il suo lavoro sulle spose bambine e su altri temi legati ai diritti umani. «Anche davanti a una storia straziante – ha detto – dobbiamo mettere da parte il nostro ego e capire che la fotografia non riguarda noi e i nostri sentimenti in quanto fotografi, ma ciò che il soggetto sta vivendo.»

Jodi Cobb “Amore” - febbraio 2006 – Firenze // Malgrado il successo di tanti suoi reportage, Jodi Cobb ha dovuto fare i conti con il fatto di essere una delle poche donne fotografe di National Geographic. «Ogni fibra del mio essere era infastidita da quella parola in più che mi identificava: donna. Era come se, oltre al mio lavoro, ne avessi da fare un altro: difendere il genere femminile.»

Jodi Cobb “Amore” - febbraio 2006 – Firenze // Malgrado il successo di tanti suoi reportage, Jodi Cobb ha dovuto fare i conti con il fatto di essere una delle poche donne fotografe di National Geographic. «Ogni fibra del mio essere era infastidita da quella parola in più che mi identificava: donna. Era come se, oltre al mio lavoro, ne avessi da fare un altro: difendere il genere femminile.»

Jodi Cobb “Un mondo di schiavi” - settembre 2003 – Mumbai // Nel 2003, Jodi Cobb ottiene ampi riconoscimenti con «Un mondo di schiavi», un reportage per National Geographic sul commercio di esseri umani. «Mi ci è voluto un anno per realizzarlo», racconta. «E un altro anno per riprendermi.»

Jodi Cobb “Un mondo di schiavi” - settembre 2003 – Mumbai // Nel 2003, Jodi Cobb ottiene ampi riconoscimenti con «Un mondo di schiavi», un reportage per National Geographic sul commercio di esseri umani. «Mi ci è voluto un anno per realizzarlo», racconta. «E un altro anno per riprendermi.»

Beverly Joubert “Lezioni di caccia” - aprile 2007 - Chiefs Islands, delta dell’Okavango, Botswana // «L’Africa ha perso tra il 90 e il 95 per cento dei suoi leopard. Il nostro obiettivo è creare una consapevolezza che arresti il declino delle specie e contribuisca a ricreare zone di wilderness.» Molte delle sue immagini ritraggono l’aspetto rilassato dei predatori, che può essere colto solo se la fotografa ne conquista la fiducia.

Beverly Joubert “Lezioni di caccia” - aprile 2007 - Chiefs Islands, delta dell’Okavango, Botswana // «L’Africa ha perso tra il 90 e il 95 per cento dei suoi leopard. Il nostro obiettivo è creare una consapevolezza che arresti il declino delle specie e contribuisca a ricreare zone di wilderness.» Molte delle sue immagini ritraggono l’aspetto rilassato dei predatori, che può essere colto solo se la fotografa ne conquista la fiducia.

Amy Toensing “ZIP USA: 07756” - agosto 2001 – Ocean Grove, New Jersey // Amy Toensing non ha mai smesso di gettare luce sull’umanità dei luoghi più diversi, dall’Australia alla Papuasia, dalla Nuova Guinea alla costa del New Jersey. Si prepara leggendo romanzi e prende contatto con i potenziali soggetti. Tutto il resto è puramente intuitivo. «Quello che riesco a pianificare in anticipo non è più del 10 per cento del mio lavoro. Il restante 90 per cento dipende dalla fortuna e dal caso.»

Amy Toensing “ZIP USA: 07756” - agosto 2001 – Ocean Grove, New Jersey // Amy Toensing non ha mai smesso di gettare luce sull’umanità dei luoghi più diversi, dall’Australia alla Papuasia, dalla Nuova Guinea alla costa del New Jersey. Si prepara leggendo romanzi e prende contatto con i potenziali soggetti. Tutto il resto è puramente intuitivo. «Quello che riesco a pianificare in anticipo non è più del 10 per cento del mio lavoro. Il restante 90 per cento dipende dalla fortuna e dal caso.»

Amy Toensing “Quale colore? Vento di protesta a Portorico” - marzo 2003 – Utuado, Portorico // «L’essenza della fotografia è riversare nell’immagine ciò che hai nel cuore.» Quando cerca le immagini da riprendere, Amy Toensing pensa essenzialmente a tre cose: le relazioni, la storia e un elemento di bellezza. Poi aggiunge: «Per me il fattore tempo ha un ruolo importantissimo: tempo da trascorrere con le persone, tempo da dedicare alla storia.»

Amy Toensing “Quale colore? Vento di protesta a Portorico” - marzo 2003 – Utuado, Portorico // «L’essenza della fotografia è riversare nell’immagine ciò che hai nel cuore.» Quando cerca le immagini da riprendere, Amy Toensing pensa essenzialmente a tre cose: le relazioni, la storia e un elemento di bellezza. Poi aggiunge: «Per me il fattore tempo ha un ruolo importantissimo: tempo da trascorrere con le persone, tempo da dedicare alla storia.»

Carolyn Drake “Un altro Tibet” - dicembre 2009 - Hotan, Xinjiang, Cina // Dal 2006 Drake si trasferisce a Istanbul e viaggia in Asia centrale, dove passa sei anni lavorando a un progetto che documenta le trasformazioni fisiche e sociali dell’area circostante due fiumi che, secondo la tradizione islamica, simboleggiano il paradiso.

Carolyn Drake “Un altro Tibet” - dicembre 2009 - Hotan, Xinjiang, Cina // Dal 2006 Drake si trasferisce a Istanbul e viaggia in Asia centrale, dove passa sei anni lavorando a un progetto che documenta le trasformazioni fisiche e sociali dell’area circostante due fiumi che, secondo la tradizione islamica, simboleggiano il paradiso.

Carolyn Drake “Il ritorno degli sciamani” - dicembre 2012 - Talas, Kirghizistan // Con un’illustre carriera – che include premi Guggenheim e Fulbright – Carolyn Drake si sente in parte artista e in parte giornalista. «Faccio fotografie perché è un modo di imparare attraverso l’esperienza. Quando è qualcosa di fisico ed emotivo imparo di più.»

Carolyn Drake “Il ritorno degli sciamani” - dicembre 2012 - Talas, Kirghizistan // Con un’illustre carriera – che include premi Guggenheim e Fulbright – Carolyn Drake si sente in parte artista e in parte giornalista. «Faccio fotografie perché è un modo di imparare attraverso l’esperienza. Quando è qualcosa di fisico ed emotivo imparo di più.»

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