Women of vision , le grandi fotografe di  National Geographic

Women of vision , le grandi fotografe di National Geographic

Women of vision , le grandi fotografe di  National Geographic

Women of vision , le grandi fotografe di National Geographic

Ci sono storie, a questo mondo, che possono raccontare solo le donne. Un po' perché ci sono società in cui è ancora radicata la separazione di genere. Un po' perché solo gli occhi di una donna possono afferrare che cosa significhi essere sottoposti a forme tanto brutali di sopraffazione fisica e psicologica.   Women of vision raccoglie le storie narrate su National Geographic da 11 formidabili donne che hanno dedicato la loro vita alla testimonianza attraverso la fotografia.

Ci sono storie, a questo mondo, che possono raccontare solo le donne. Un po' perché ci sono società in cui è ancora radicata la separazione di genere. Un po' perché solo gli occhi di una donna possono afferrare che cosa significhi essere sottoposti a forme tanto brutali di sopraffazione fisica e psicologica. Women of vision raccoglie le storie narrate su National Geographic da 11 formidabili donne che hanno dedicato la loro vita alla testimonianza attraverso la fotografia.

Lynsey Addario “Ribellione velata” - dicembre 2010 – Kabul // Da più di dieci anni fotografa di guerra in Medio Oriente e Africa, Lynsey Addario passa gran parte del suo tempo sulla linea del fronte. «Ognuno ha le sue ragioni per occuparsi di guerra. Per quanto mi riguarda si tratta di raccontare storie di umana sofferenza e di far arrivare queste immagini ai politici, nella speranza di produrre un cambiamento.»

Lynsey Addario “Ribellione velata” - dicembre 2010 – Kabul // Da più di dieci anni fotografa di guerra in Medio Oriente e Africa, Lynsey Addario passa gran parte del suo tempo sulla linea del fronte. «Ognuno ha le sue ragioni per occuparsi di guerra. Per quanto mi riguarda si tratta di raccontare storie di umana sofferenza e di far arrivare queste immagini ai politici, nella speranza di produrre un cambiamento.»

Maggie Steber “I segreti della memoria” - novembre 2007 - Hollywood, Florida //  L'artista ritrae la propria madre, colpita da demenza e realizza una serie di ritratti nell’ambito del progetto indipendente "Riti di passaggio". «Con queste foto di mia madre vorrei rivolgermi alle persone per dire loro di non aver paura, perché tutti possiamo trovare in noi il coraggio di un guerriero. Per la prima volta in vita mia sono riuscita a vedere mia madre con distacco, non con gli occhi di una…

Maggie Steber “I segreti della memoria” - novembre 2007 - Hollywood, Florida // L'artista ritrae la propria madre, colpita da demenza e realizza una serie di ritratti nell’ambito del progetto indipendente "Riti di passaggio". «Con queste foto di mia madre vorrei rivolgermi alle persone per dire loro di non aver paura, perché tutti possiamo trovare in noi il coraggio di un guerriero. Per la prima volta in vita mia sono riuscita a vedere mia madre con distacco, non con gli occhi di una…

Lynsey Addario “Baghdad dopo la tempesta” - luglio 2011 – Baghdad // Addario è stata rapita due volte, la prima nel 2004 e poi ancora nel 2011 quando, con altri tre giornalisti del New York Times, è stata presa in ostaggio dalle truppe di Gheddafi in Libia. È particolarmente orgogliosa del suo lavoro sulle donne afghane, cominciato nel 2001 mentre lavorava come corrispondente per il New York Times. «Quelli non erano combattimenti», dice del regime talebano. «Era solo una cosa terrificante.»

Lynsey Addario “Baghdad dopo la tempesta” - luglio 2011 – Baghdad // Addario è stata rapita due volte, la prima nel 2004 e poi ancora nel 2011 quando, con altri tre giornalisti del New York Times, è stata presa in ostaggio dalle truppe di Gheddafi in Libia. È particolarmente orgogliosa del suo lavoro sulle donne afghane, cominciato nel 2001 mentre lavorava come corrispondente per il New York Times. «Quelli non erano combattimenti», dice del regime talebano. «Era solo una cosa terrificante.»

Kitra Cahana “Cosa hanno in testa” - ottobre 2011 - Austin, Texas // Il primo servizio di Cahana per National Geographic, pubblicato nel 2011, si concentra sul cervello degli adolescenti. Per prepararsi, la fotografa si immerge completamente in una comunità di adolescenti di Austin, in Texas. «Quando sto tra loro, la gente della comunità – i miei soggetti – e la comunità stessa diventano la mia vita e i miei amici. Il trucco è fare “tabula rasa”, senza idee preconcette.»

Kitra Cahana “Cosa hanno in testa” - ottobre 2011 - Austin, Texas // Il primo servizio di Cahana per National Geographic, pubblicato nel 2011, si concentra sul cervello degli adolescenti. Per prepararsi, la fotografa si immerge completamente in una comunità di adolescenti di Austin, in Texas. «Quando sto tra loro, la gente della comunità – i miei soggetti – e la comunità stessa diventano la mia vita e i miei amici. Il trucco è fare “tabula rasa”, senza idee preconcette.»

Kitra Cahana ottobre 2009 - Yaracuy, Venezuela // Nata a Miami e cresciuta tra Svezia e Canada, Italia e Israele, al momento è felice di «vivere con il suo zaino», sempre pronta a lavorare. «Questo per me è l’anno della spugna. Cerco di assorbire più che posso e di trovare storie nascoste con una rilevanza sociale che hanno bisogno di essere raccontate.»

Kitra Cahana ottobre 2009 - Yaracuy, Venezuela // Nata a Miami e cresciuta tra Svezia e Canada, Italia e Israele, al momento è felice di «vivere con il suo zaino», sempre pronta a lavorare. «Questo per me è l’anno della spugna. Cerco di assorbire più che posso e di trovare storie nascoste con una rilevanza sociale che hanno bisogno di essere raccontate.»

Carolyn Drake “Un altro Tibet” - dicembre 2009 - Hotan, Xinjiang, Cina // Dal 2006 Drake si trasferisce a Istanbul e viaggia in Asia centrale, dove passa sei anni lavorando a un progetto che documenta le trasformazioni fisiche e sociali dell’area circostante due fiumi che, secondo la tradizione islamica, simboleggiano il paradiso.

Carolyn Drake “Un altro Tibet” - dicembre 2009 - Hotan, Xinjiang, Cina // Dal 2006 Drake si trasferisce a Istanbul e viaggia in Asia centrale, dove passa sei anni lavorando a un progetto che documenta le trasformazioni fisiche e sociali dell’area circostante due fiumi che, secondo la tradizione islamica, simboleggiano il paradiso.

Carolyn Drake “Il ritorno degli sciamani” - dicembre 2012 - Talas, Kirghizistan // Con un’illustre carriera – che include premi Guggenheim e Fulbright – Carolyn Drake si sente in parte artista e in parte giornalista. «Faccio fotografie perché è un modo di imparare attraverso l’esperienza. Quando è qualcosa di fisico ed emotivo imparo di più.»

Carolyn Drake “Il ritorno degli sciamani” - dicembre 2012 - Talas, Kirghizistan // Con un’illustre carriera – che include premi Guggenheim e Fulbright – Carolyn Drake si sente in parte artista e in parte giornalista. «Faccio fotografie perché è un modo di imparare attraverso l’esperienza. Quando è qualcosa di fisico ed emotivo imparo di più.»

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